Automatismo segretario-premier, primarie e pluralismo: il Pd discute dello statuto

Focus

Dibattito aperto da un’intervista di Maurizio Martina a Repubblica. Le minoranze: “Non si tocchino le primarie”

Il Partito democratico “dovrà essere sempre più un movimento che coinvolge gli elettori con referendum in rete sui singoli temi, dall’immigrazione all’ambiente, e sempre meno un partito di notabili che gestiscono tessere e consenso interno. E il segretario non sarà automaticamente il candidato premier”. È quanto ha affermato Maurizio Martina, che presiederà la commissione di revisione dello Statuto dem, in un’intervista a Repubblica, anticipando le proposte che annuncerà all’assemblea del Pd di sabato prossimo e parlando di un “partito rivoltato come un calzino”.

In primo luogo, “superare l’automatismo segretario-candidato premier credo sia un passo da compiere, visto che il sistema politico si è trasformato completamente anche alla luce della legge elettorale”. E poi per Martina “se vogliamo essere popolari e alternativi ai populisti, dobbiamo rompere con le incrostazioni e gli errori e cambiare schema di gioco. Ripensare a come sta insieme un partito e per cosa. La pluralità di pensiero, di sensibilità politico-culturali è una ricchezza”.

E cita l’esempio dei Democratici americani che “hanno nelle loro file Bernie Sanders e Hillary Clinton, non vedo perché noi non possiamo spaziare da Cuperlo a Calenda”.

Le parole di Martina hanno suscitato immediate reazioni da parte di esponenti di prima fila delle minoranze dem, preoccupati per il fatto che questioni così delicate potessero essere prese in esame al di fuori del luogo deputato alle decisioni interne. “Nella mia ingenuità – ha scritto Roberto Giachetti – pensavo che la commissione statuto fosse una cosa seria nella quale confrontarsi e decidere. Invece leggendo Martina questa mattina capisco che hanno già deciso tutto. Come si faceva ai tempi del centralismo democratico.”.

Più o meno la stessa osservazione sollevata da Alessia Morani, di Base Riformista: “Vorrei capire: ma è già stato deciso tutto? 1- Come lo scegliamo il candidato premier? 2- Con primarie o chiusi in una stanza in 4 persone?”.

Parole alle quali poi lo stesso Martina ha risposto in una nota, chiarendo che “nell’intervista di oggi a ‘Repubblica’ ho esposto alcune mie idee sui temi della riforma del partito. Si può essere d’accordo o meno, ciascuna opinione va rispettata, se ne parlerà e la Commissione serve esattamente a questo. Poi l’Assemblea nazionale Pd sarà sovrana, vorrei dire a tutti che possiamo confrontarci serenamente, senza polemiche, e cambiare insieme il Pd”.

Il tema dirimente resta comunque quello delle modalità con cui verranno decisi il candidato premier e lo stesso segretario? “Il rilancio della vocazione maggioritaria e il metodo delle primarie sono questioni fondamentali per il Pd”, sottolinea Lorenzo Guerini. “Noi chiediamo solo di discuterne, dopodiché se la maggioranza del partito è per il superamento della coincidenza tra leadership e premiership, io penso sia un errore. Ma se così sarà per noi è necessario porsi il tema di come si sceglie la premiership e per questo rilanciamo, come abbiamo fatto a Montecatini, il metodo delle primarie”.

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