La fiera delle ipocrisie gialloverdi sull’autonomia

Focus

Da una parte, la Lega non ha alcun interesse reale verso un’autonomia dal sapore “nordista”, dall’altro il finto meridionalismo M5s. Lo scontro tra queste due ipocrisie non poteva che produrre un disastro

La parabola dell’autonomia differenziata è il simbolo della palude in cui ci hanno portato la Lega e i 5 Stelle.
Il gran pasticcio che il premier Conte sta cucinando nel retrobottega di Palazzo Chigi è l’inevitabile risultato dello scontro tra due ipocrisie.

Da una parte, la Lega. I governatori leghisti di Lombardia e Veneto ai loro elettori avevano furbescamente “venduto” l’autonomia differenziata come qualcosa di simile al paradiso in terra: piena sovranità su materie di primaria importanza (dalla scuola alle infrastrutture) e, soprattutto, la possibilità di abbattere il cosiddetto “residuo fiscale” (la differenza tra le tasse raccolte su un territorio e la spesa pubblica effettuata nel territorio stesso) trattenendo e spendendo liberamente nella propria regione risorse aggiuntive per miliardi di euro.

Una promessa chiaramente irrealizzabile e velleitaria e, soprattutto, portata avanti con un appoggio ambiguo e di facciata da parte di Salvini, che per trasformare compiutamente la Lega in un partito sovranista nazionale non ha alcun interesse reale verso un’autonomia dal sapore “nordista” della Lega che fu.

Seconda ipocrisia, il meridionalismo di matrice assistenzialistica del Movimento 5 Stelle. I grillini nel Mezzogiorno hanno raccolto milioni di voti offrendo non un progetto di sviluppo economico e sociale ma la scorciatoia del reddito di cittadinanza. il rischio della paventata “secessione dei ricchi” di Zaia e Fontana ha fatto suonare i campanelli di allarme, portento i penta stellati ad alzare (insieme ad altri) un muro di opposizione per la conservazione dello status quo, nel tentativo di difendere disperatamente la propria principale constituency elettorale. Più melina che aperta opposizione, a dire il vero, perché Di Maio e soci hanno come prima mission quella di salvare la poltrona, evitando di dare a Salvini scuse per fare cadere il governo e porre fine alla legislatura.

Lo scontro tra queste due ipocrisie non poteva che produrre un disastro. Il risultato sarà l’ennesima occasione mancata per dare all’Italia un regionalismo più avanzato, capace di valorizzare le specificità territoriali in alcune politiche pubbliche, rafforzare la garanzia dei livelli essenziali dei servizi fondamentali e migliorare l’efficacia del sistema perequativo in favore delle regioni meno sviluppate.

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