Bagheria, il sindaco M5s rinviato a giudizio. E Di Maio tace

Focus

Nessun commento dal leader dei pentastellati, mentre lo staff si affretta a ricordare che il sindaco si era già autosospeso

A meno di una settimana dalle elezioni, ecco un altro problema per il Movimento 5 stelle. La Procura di Termini Imerese ha chiesto il rinvio a giudizio del sindaco di Bagheria Patrizio Cinque, eletto nelle liste del Movimento 5 stelle.

Pesanti le accuse contro il primo cittadino del Comune in provincia di Palermo: turbativa d’asta, falso, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio e omissione di atti d’ufficio. L’udienza preliminare è stata fissata per l’11 aprile.

Le accuse

Cinque è accusato di avere concordato illegalmente con l’ex commissario della città metropolitana Manlio Munafò e Salvatore Rappa, legale rappresentante della società sportiva Nuova Aquila Palermo, l’affidamento del Palasport a Comune e società in partnership. Il sindaco si è difeso sostenendo di aver da sempre puntato alla gestione comunale del palazzetto e di aver per questo presentato la domanda di affidamento col privato fuori termine.

Altri capitoli dell’inchiesta riguardano la gestione irregolare della raccolta dei rifiuti e l’avere rivelato al cognato l’esistenza di un procedimento penale avviato sulla sua casa abusiva. Procedimento di cui aveva saputo da un vigile urbano, pure indagato. Una strana vicenda nata da una falsa autodenuncia presentata a nome del familiare, ma di cui questi nulla avrebbe saputo.

La parabola discendente di Patrizio Cinque

Una piccola città, Bagheria, che però ha fatto parlare molto di sé, dopo l’elezione del pentastellato che da punta di diamante (i vertici del Movimento parlavano addirittua della sua amministrazione come di “modello” da imitare) si è trasformato in un incubo per il Movimento 5 stelle a causa di un comportamento decisamente poco trasparente del sindaco.

A settembre gli viene notificata la misura dell’obbligo di firma decisa dal giudice, poi revocata in seguito all’interrogatorio di garanzia. Nell’indagine sono state coinvolte altre 21 persone tra imprenditori, funzionari comunali e un dirigente della Regione Sicilia. Il candidato cinquestelle in Sicilia Giancarlo Cancelleri all’epoca gli mandò anche un messaggio di appoggio: “A Patrizio Cinque di stare tranquillo e di tenere duro. Il movimento sicuramente non mancherà di fargli avere un apporto”. Dopodiché il sindaco si autosospese dal Movimento. I vertici dei pentastellati tacciono, mentre lo staff pubblica una nota per ricordare dell’autospensione tuttora valida, dopo la decisione della Procura. Ma è una mossa sufficiente a livello politico?

Le accuse di Bonelli

Ma il caso del sindaco di Bagheria, accusa il coordinatore dei Verdi e promotore della lista Insieme Angelo Bonelli, “coinvolge politicamente e moralmente anche Di Maio che, durante la trasmissione Piazza Pulita, diede la sua copertura politica all’operato di Patrizio Cinque, il sindaco grillino denunciato dal sottoscritto alla stessa Procura per aver emanato un Regolamento edilizio che bloccava le demolizioni di ville abusive con piscina dei super ricchi”.

“E Di Maio, Di Battista e Cancelleri, in diretta tv avevano pure spiegato che quel regolamento blocca demolizioni era un modello da prendere in esempio. Ricordo che quel regolamento blocca le demolizioni delle ville abusive con piscina a picco sul mare, anche di quelle dei parenti dei consiglieri del M5s e della stessa casa abusiva del sindaco che si trova in zona vincolata. Una maniera come un’altra per non perdere i voti di chi si è costruito una casa abusiva alle spalle della maggioranza degli italiani che rispettano le regole e pagano i mutui della loro casa”.

“Ora Di Maio – conclude Bonelli – deve chiedere scusa, ma non a me: a tutti gli italiani. Non se la puo’ cavare dicendo che il Sindaco si è autosospeso dal Movimento Cinque Stelle perché su questo tema lui, Di Battista e Cancelleri hanno dato sempre il loro sostegno e la copertura politica a questa vergogna”.

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