I bambini di Val D’Enza, vittime anche del “lucro politico”

Focus

I bambini, al centro dell’inchiesta sui presunti abusi dei servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, diventano una ghiotta “occasione” per attaccare il Pd

L’orrenda vicenda del lavaggio del cervello dei bambini (che poi non c’era) di Bibbiano non aveva di certo bisogno di essere messa in mezzo all’agone della politica. Lo spaccato delle indagini – riportate dalle cronache giornalistiche – non poteva lasciare indifferenti. Gli ingredienti da film horror c’erano tutti:  bambini traumatizzati, manipolati, convinti con l’inganno di essere stati abusati, quando in realtà non era vero. Bambini strappati dalle loro case, tolti alle famiglie senza motivo. Tutto per guadagnare. Con una schiera di figure (medici, assistenti sociali e politici) colluse e complici del sistema, è l’accusa.

Per chi leggeva era scontato e naturale il coinvolgimento emotivo. Sentirsi arrabbiati, volere giustizia, essere sconvolti, sono le reazioni comuni, condivise da qualsiasi essere umano venga messo a conoscenza di una malvagità perpetrata senza scrupoli. Solo per lucro. Soprattutto se ha subirla sono i più innocenti: i bambini. E c’è chi non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione.

Ma un conto sono le reazioni emotive, un altro le indagini. Perchè i contorni dell’inchiesta – che ha messo agli arresti domiciliari sei persone e notificato altre dieci misure cautelari – si sta via via chiarendo. Gli inquirenti lavorano in particolare sull’affidamento di sei bambini, ma i riscontri si stanno allargando anche su altri casi di affidamento legati ai servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, un consorzio di sette comuni che condividono la gestione di molti servizi. Quello che sta emergendo è che non ci sono stati casi di elettroshock, per esempio; che il sindaco di Bibbiano non aveva avuto niente a che fare con i presunti abusi; e che ogni vicenda è estremamente delicata (va verificata, ricostruita, contestualizzata).

Non è normale invece tentare di approfittare della notizia – a forte impatto emotivo – per denigrare l’avversario politico. Ma poi cosa c’entra in tutto ciò la politica, viene da chiedersi… eppure c’entra perché il sindaco di Bibbiano è del Pd ed è attualmente agli arresti domiciliari con le accuse di concorso in abuso d’ufficio e falso ideologico.

Come spiega il Post, Andrea Carletti, primo cittadino rieletto poche settimane fa con il Partito Democratico, è stato inizialmente accusato di aver fatto parte della presunta organizzazione criminale che gestiva gli affidi. Carletti è finito in un’immagine propagandistica fatta girare anche da Di Maio   in cui veniva riportata la didascalia “Affari coi bimbi tolti ai genitori”. Di Maio insomma non è andato per il sottile e non si è lasciato sfuggire l’occasione per attaccare i dem e criticare il “modello Emilia”.

Negli ultimi giorni però le accuse contro Carletti sono state spiegate meglio: “Il procuratore Mescolini ha chiarito in modo evidente che i fatti imputati al sindaco di Bibbiano Andrea Carletti sono contestazioni procedurali ed amministrative relativamente a concessione di spazi e di servizi, che nulla hanno che fare con le accuse relative alle violenze sui minori”.

Dalla segreteria provinciale del Pd era arrivata immediata la solidarietà al sindaco: “Carletti ha subito un linciaggio mediatico in questi giorni vergognoso, che condanniamo fortemente e gli esprimiamo la massima vicinanza umana e sostegno. Risponderà con serenità e collaborazione da uomo delle istituzioni quale è dei rilievi amministrativi che gli vengono mossi, ma non possiamo accettare quanto sta avvenendo. Il suo nome è stato associato impropriamente ad abusi minorili, minando l’onorabilità della persona e la serenità della sua famiglia da sciacalli senza scrupoli. Andrea Carletti è un amministratore capace, che si è speso per la propria comunità, apprezzato dai suoi cittadini”.

Insomma col presunto giro di affidi e manipolazioni sui bambini non c’entrava nulla. Ma contenere l’onda emotiva  che parecchi hanno rimestato con fine propagandistico non è stato facile. Ci ha provato, con difficoltà, per esempio Pierluigi Castagnetti che con un tweet tentava di chiarire che “il sindaco è persona perbene e che il reato contestato, abuso d’ufficio per una procedura d’appalto non rispettosa del limite dei 40.000€, non giustifica la confusione con altre ipotesi reato”.

Purtroppo in molti hanno toccato il fondo. Maurizio Belpietro per esempio nel suo editoriale su La Verità sul caso Sea Watch è stato capace di definire Graziano Delrio “quello che soccorre i migranti ma non i bambini violati della sua città”. Senza contare che sui social si è arrivati persino a coniare l’hastag #PDofili.

Tutti preoccupati per i bambini, insomma. E anche questo lo possiamo chiamare col suo nome: lucro.

 

 

 

 

 

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