Quel pasticciaccio del governo sulle periferie. E i sindaci protestano

Focus

Con la presentazione di un emendamento al decreto Milleproroghe l’esecutivo ha tolto la copertura finanziaria al bando Periferie bloccando oltre cento progetti di riqualificazione urbana

Oltre 100 interventi di riqualificazione delle periferie italiane rischiano di non vedere mai la luce. È la conseguenza di un nuovo capitolo del governo Lega-Cinque Stelle che negli ultimi giorni sembra voler soltanto bloccare quanto fatto finora dai precedenti governi, anche a scapito dei cittadini.

Dopo la modifica del piano vaccini (corredata dalle deliranti parole di Barillari sul primato della politica sulla scienza), lo stop alla domenica gratuita nei musei – contestato peraltro dagli stessi direttori – arriva il turno dei progetti di riqualificazione delle periferie.

Con la presentazione di un emendamento al decreto Milleproroghe, oggi l’esecutivo ha tolto la copertura finanziaria al bando Periferie. In pratica la maggioranza ha disposto che l’efficacia di tutte le 120 convenzioni sia “differita all’anno 2020”. Tradotto: vuol dire bloccare un centinaio di progetti di riqualificazione urbana, colpendo quei Comuni che hanno già approvato, finanziato e avviato i loro progetti.

È come se la priorità delle politiche grillo-leghiste sia quella di dare in pasto ai propri sostenitori qualcosa che smonti e blocchi quanto messo in campo dai governi a guida Pd, vendendolo come “cambiamento”. Non si spiega altrimenti perché continuare a bloccare anche quei provvedimenti che possono risultare anche utili al Paese.

E mentre il M5s rivendica di aver “sbloccato investimenti per 8000 comuni”, Piero Fassino, che come presidente dell’Anci mise a punto con il premier Renzi il provvedimento, spiega come stanno davvero le cose.

“La verità – sottolinea – è questa: si stornano 1,6 miliardi di euro del ‘programma periferie’, bloccando progetti elaborati e deliberati dai Comuni, riconosciuti dallo Stato con convenzioni sottoscritte con ogni Comune e registrate alla Corte dei Conti. Progetti concreti, una parte dei quali già in esecuzione, che coinvolgono circa mille Comuni – con sindaci di ogni colore politico – per una popolazione totale di circa 25 milioni di persone. Un taglio brutale – protesta Fassino – “Non solo, ma per coprire questo brutale attacco ai Comuni italiani, si raccontano altre bugie – incalza – cercando di occultare che con i governi Renzi e Gentiloni sono stati eliminati i tagli lineari che dal 2008 al 2015 avevano comportato una riduzione delle risorse degli enti locali per 18,5 miliardi di euro. Con i governi Renzi e Gentiloni sono stati aumentati – dopo anni di riduzioni – i fondi nazionali per la non-autosufficienza, per il trasporto pubblico locale, per l’edilizia scolastica, per le metropolitane. E con i governi Renzi e Gentiloni sono stati fortemente allentati i vincoli del patto di stabilità favorendo così la ripresa degli investimenti”.

Il provvedimento passa ora alla Camera per la seconda lettura, prevista a settembre alla ripresa dei lavori parlamentari, dopo la pausa estiva. “Ci sarà da combattere anche per difendere il Piano Periferie – è il commento di Matteo Renzi nella sua Enews – Ideato nel novembre 2015, abbiamo completato il finanziamento nell’ottobre 2016 finanziando tutti i bandi. Spero che davvero l’attuale Governo non voglia tornare indietro anche su questo e che sia tutto un equivoco”.

La reazione dem

Anche altri parlamentari dem promettono battaglia e parlano di “scippo dei fondi”. In una nota congiunta, Michele Anzaldi, Carmelo Miceli, Luciano Nobili, Ubaldo Pagano, Gian Mario Fragomeli, Umberto Del Basso De Caro insorgono e attaccano i due sottosegretari all’Economia Garavaglia e Castelli: “O sono in malafede e continuano a prendere in giro i cittadini, oppure non sanno di che parlano. Garavaglia dice che quei soldi devono andare anche agli altri comuni e non solo ai 120 indicati. Ma parliamo di tutti i comuni capoluogo e città metropolitane d’Italia: a chi altri dovrebbero andare dei fondi, che sono finalizzati alla riqualificazione delle periferie, se non alle città che hanno le periferie? Che c’entrano i piccoli comuni, anche di poche centinaia di abitanti, con le periferie? Se vogliono aiutare gli 8mila comuni italiani, lo facciano con fondi veri, non scippando soldi già assegnati che si traducono in briciole se divisi per 8mila”.

“La sottosegretaria Castelli – si legge ancora nella nota – già autrice di vere e proprie perle come quella sul referendum sull’Euro o sul ruolo dell’Istat, nega invece che ci sia stato il taglio: non sa neanche leggere gli emendamenti presentati dal suo Governo”.

La protesta dei sindaci

Da Nord a Sud i sindaci non hanno certo gradito lo slittamento di due anni del Piano periferie. Il primo a insorgere è il presidente dell’Anci Antonio Decaro: “La sospensione delle convenzioni del Bando periferie per 96 tra città e aree metropolitane è una decisione preoccupante e gravissima – avverte – parliamo di atti già firmati dalla presidenza del Consiglio e dagli enti interessati, convenzioni in virtù delle quali le amministrazioni hanno avviato attività di progettazione quando non anche le gare. Pretendiamo chiarezza”.

Il sindaco di Padova, Sergio Giordani annuncia invece che scriverà direttamente al premier Conte per manifestare le contrarietà della sua amministrazione municipale. «Perchè togliere soldi già stanziati ai territori? Peggio ancora, alle periferie?

“Vogliono togliere ai parmigiani quasi 20 milioni di euro” scrive poi su Facebook il sindaco di Parma, l’ex M5S Federico Pizzarotti, criticando lo stop ai fondi. “In pratica dal rilancio delle periferie al niente con un semplice click in Parlamento. Faccio appello al buon senso se ancora esiste: tornate indietro e fermate questo scempio di ignoranza”.

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