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Una battaglia che va oltre la Rai

Perché tutta questa attenzione del Pd sul tema della presidenza Rai? Ma alla fine non si tratta sempre delle stesse discussioni tra i partiti?

Rispondere a queste domande, che probabilmente molti si fanno, significa spiegare perché questa vicenda ha tratti inquietanti e merita tutto il nostro impegno. La nuova legge sulla governance Rai, voluta dal governo Renzi, accentua molto, per Rai, il carattere di azienda e chiarisce in modo netto la diversità di ruolo, funzioni, prerogative tra amministratore delegato e presidente.

L’amministratore delegato è indicato dall’azionista, cioè dal governo, ed ha poteri molto forti nella gestione, nell’attività quotidiana, nelle nomine dei direttori e dei dirigenti. Il presidente invece non è indicato dal governo; è eletto dal cda al proprio interno ma perché la nomina sia efficace deve avere il voto favorevole di almeno due terzi della commissione di vigilanza. In sostanza deve essere condiviso dalle forze di maggioranza e da quelle di opposizione.

Il presidente cioè è all’interno della Rai la figura di garanzia, di tutela. È direttamente il ruolo a cui è demandata una particolare attenzione al rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza del servizio pubblico. Nei giorni scorsi il governo, andando oltre il proprio ruolo ha indicato in Marcello Foa, nominandolo nel cda, la persona destinata a diventare presidente. Al voto a maggioranza del cda Rai non ha fatto seguito però il gradimento della commissione di vigilanza.

Noi e tutte le altre forze di opposizione non abbiamo votato Foa per motivi di merito è di metodo. Soprattutto contestiamo il fatto che quello che dovrebbe essere il garante condiviso diventi un atto di imposizione del governo e della maggioranza. E consideriamo incompatibile con la funzione di presidente il profilo che il governo vorrebbe imporre.

L’intenzione che sembra balenare di ignorare il voto della Vigilanza e andare avanti con l’escamotage di Foa consigliere anziano è uno sfregio evidente alla sovranità del Parlamento. Non procedere alla elezione del presidente, dell’organo cioè di garanzia e di
tutela, espone il servizio pubblico al potere di condizionamento del governo senza nessun contrappeso.

La pretesa di Salvini di travolgere regole, non rispettare le istituzioni, di imporre visioni distorte ed ostili agli interessi nazionali non può non essere avversata con tutta la determinazione necessaria.

In questa sfida c’è anche in modo molto evidente la volontà di umiliare Berlusconi e Forza Italia, di regolare i conti nel centrodestra e dimostrare che ormai non c’è spazio per chi non si allinea ai diktat leghisti.

Insomma molti sono gli aspetti che qualificano lo scontro in atto come una fotografia dello scontro più generale tra le culture liberali, democratiche, rispettose delle regole istituzionali e le forze insofferenti verso la democrazia rappresentativa, il rispetto delle istituzioni ed il pluralismo.

Una battaglia che merita di essere combattuta. E che non si ferma alla Rai.

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