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Il giorno dopo l’arresto l’ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) si è detto tranquillo e “protetto”

Nuovo capitolo per l’ideale e infinito libro sulla vita di Cesare Battisti. L’ex terrorista, latitante dal 1981, ieri è stato arrestato a Corumbà, in Brasile, vicino al confine con la Bolivia. Secondo i media brasiliani il 62enne stava tentando di fuggire nel Paese sudamericano.

Appena una settimana fa i legali di Battisti avevano depositato una richiesta di ‘habeas corpus’ davanti al Tribunale supremo federale del Brasile per evitare una sua possibile estradizione in Italia. Da parte dei suoi difensori c’è infatti il timore che il presidente brasiliano, Michel Temer, possa cedere alle pressioni del governo italiano e concedere il trasferimento nel nostro Paese. Preoccupazione che però, stando a quanto riferito oggi dal sito del quotidiano ‘Estadao’, non avrebbe toccato Battisti. Il diretto interessato avrebbe dichiarato alla polizia federale di “non temere di essere estradato in Italia”, perché si sente “protetto” da un decreto dell’ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, che gli ha concesso un “visto permanente” nel paese sudamericano.

 

Intanto dall’Italia sono molte le voci che chiedono il rientro dell’ex terrorista. A partire dall’appello lanciato su Twitter dal segretario del Pd Matteo Renzi: “Battisti stava fuggendo in Bolivia. L’hanno preso. Adesso le autorità brasiliane lo restituiscano all’Italia, subito. Chiediamo giustizia”.

 

Sulla stessa linea il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che ricorda come l’Italia sia “fortemente determinata a far sì che Battisti sconti la pena, e la sconti nel nostro Paese”. Orlando ritiene che l’estradizione sia possibile e ha spiegato che “sono stati fatti tutti i passaggi necessari” presso le autorità politiche e giurisdizionali. Nei mesi scorsi, infatti, il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha dato mandato all’ambasciatore italiano in Brasile di richiedere formalmente alle autorità brasiliane di riavviare le procedure per estradare Battisti in Italia e di rivedere dunque la decisione presidenziale di non consegnare il terrorista alle autorità italiane.

 

 

Battisti è stato condannato all’ergastolo per gli omicidi di Antonio Santoro, un maresciallo della penitenziaria, del gioielliere Pierluigi Torregiani, del macellaio Lino Sabbadin, e di Andrea Campagna. Ha ottenuto lo status di rifugiato politico in Brasile dall’ex presidente della Repubblica, Luiz Inacio Lula da Silva, il 31 dicembre del 2010, nell’ultimo giorno del suo secondo mandato. Si trova in Brasile dal 2007, dopo essere scappato dalla Francia dove era arrivato nel 1990. Negli anni sono state numerose le richieste di estradizione e nel 2009 la Corte suprema brasiliana aveva concesso anche l’ok, ma trattandosi di una decisione non vincolante ha lasciato l’ultima parola al Capo dello Stato. Lula però scelse una strada diversa e il successore Dilma Roussef proseguì nello stesso solco. Negli ultimi mesi, però, Temer aveva aperto ad una possibile estradizione.

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