Battisti e il ministro della discordia

Focus

Salvini non resiste alla tentazione di fomentare l’odio e la divisione persino in queste ore

La riconsegna di Cesare Battisti alla giustizia della Repubblica è una vittoria per tutti gli italiani. Innanzitutto per le vittime dei suoi delitti e per i loro familiari, che hanno atteso per troppi anni che l’assassino scontasse la sua pena; poi per tutte le istituzioni impegnate con tenacia e da anni su questo fronte, alle quali va reso pieno merito; e infine per la storia degli anni di piombo, che intorno al caso Battisti ha conosciuto l’ultima fiammata di confusione tra vittime e carnefici: una confusione certamente marginale, alimentata com’era da piccole minoranze politiche e intellettuali, ma che nondimeno merita finalmente di essere sepolta senza il minimo onore. C’è un’unica grande macchia nella fotografia di un’Italia che si ritrova intorno a questo atto di giustizia: quella di un Salvini che non resiste alla tentazione di fomentare l’odio e la divisione persino in queste ore, quando potrebbe agevolmente vestire i panni del ministro degli Interni di tutti.

Nella sua foga di attribuire patenti di connivenza ad una parte politica non c’è solo la goffaggine di chi finge di non conoscere la storia italiana: una storia dove la sinistra italiana ha dapprima pagato un pesantissimo tributo di sangue alla lotta contro il terrorismo e ha poi lavorato dal Parlamento e dal Governo per assicurare alla giustizia colpevoli e complici di quella stagione. Nella sua incontinenza verbale c’è di più, ed è la stessa strategia della discordia che il capo della Lega persegue in tutti gli altri campi della sua iniziativa politica. Incapace di passare dall’attività elettorale a quella di governo, Salvini non riesce ad assumere i panni dell’uomo delle istituzioni (nonostante i tanti travestimenti che ci infligge come contorno alle sue performance culinarie).

Forse i suoi spin doctor – pagati con soldi pubblici – non gli hanno spiegato che “uomo delle istituzioni” non è colui che esercita il proprio ruolo con distacco e moderazione ma chi è consapevole di custodire solo provvisoriamente la poltrona che occupa per decisione dell’elettorato e del Parlamento. Un ministro degno di questo nome si farebbe carico di rappresentare l’istituzione soprattutto oggi, quando il successo dei nostri apparati giudiziari, diplomatici e di sicurezza può tradursi in un preziosissimo segnale di speranza nella cosa pubblica per gli italiani di qualunque convinzione politica. E in particolare dovrebbe farlo un ministro degli Interni, che ha sempre il dovere di rassicurare il paese. Ma tutto questo è puro ostrogoto per Salvini, per il quale ogni occasione è buona per dividere l’Italia in buoni e cattivi: la riconsegna di Battisti così come uno dei troppi casi di violenza sessuale, le parole di buon senso di Claudio Baglioni così come l’ennesimo sequestro di migranti al largo delle nostre coste.

Ogni volta colui che (per il momento) siede al vertice dei nostri apparati di sicurezza trasmette all’Italia segnali di divisione, conflitto e contrapposizione dove vi sarebbe bisogno di ricomporre, rassicurare e rappresentare tutta la nazione. Forse Salvini si illude così di fornire combustibile alla propria ascesa politica. Ma se fosse almeno un po’ consapevole della storia politica di ogni democrazia dovrebbe sapere che chi lavora per dividere e distruggere finisce sempre – e prima di quanto immagina – per essere travolto dalle macerie che ha accumulato.

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