Che triste Salvini che usa Battisti per dividere l’Italia

Focus

Il terrorista arriva in Italia: sconterà la sua pena all’ergastolo

Cesare Battisti torna in Italia. Il suo aereo è atterrato questa mattina a Ciampino  dove è stato preso in consegna dal Gruppo operativo mobile della Polizia penitenziaria per essere portato ad Oristano.  L’ex terrorista, accusato di 4 omicidi, sconterà in un carcere ancora da definire l’ergastolo ostativo, così come stabilito dall’ordine di esecuzione pena disposto dalla Procura generale di Milano.

In un Paese normale, un arresto che arriva dopo tanti anni di latitanza, dovrebbe essere salutato come una vittoria per tutti. Ma in un Paese come l’Italia di oggi, anche l’arresto di Cesare Battisti diventa un’occasione di scontro. Non succede per caso, c’è una volontà precisa dietro questa strategia, ed è quella del Ministro degli Interni.

Matteo Salvini, infatti, non si è limitato a commentare l’avvenuto arresto in Bolivia del pregiudicato terrorista come una vittoria italiana, ma si è intestato un successo che con lui non ha niente a che fare. Addirittura ha aspettato “il prigioniero” all’aeroporto, con tanto di diretta Facebook. Dimenticando che la vittoria è dello Stato italiano. Eppure il “regalo” fatto da Bolsonaro è stato usato come materia di scambio per la più becera propaganda. “La pacchia è finita” ha scritto su Facebook e ha continuato degustando un tiramisù alla faccia “degli assassini comunisti e dei loro amici protettori”. In due post è riuscito a condensare tutta la pochezza di un uomo che non conosce il senso delle Istituzioni e, quindi, del ruolo che ricopre.

Inutile rispondergli con la storia del nostro Paese, con la logica (addirittura) e con il raziocinio che dovrebbe competere ad un uomo di Stato. Salvini ha scelto di limitare la sua azione politica alla sola propaganda con l’intento, neanche troppo velato, di dividere il Paese in due: da un un lato i buonisti dall’altra parte i concreti, da un lato i giustizialisti dall’altro chi crede in uno stato di diritto, da una parte chi è con lui dall’altra chi è contro di lui. Dietro gli slogan, i post e le divise indossate a favore di telecamera non c’è nient’altro.

E in rete cresce la protesta contro le differenze di attenzione da parte del mondo della politica, in particolare degli esponenti del governo, per l’arrivo dell’aereo di Battisti.  I raffronti fotografici testimoniano il “contrasto” con l’arrivo della salma di Antonio Megalizzi,  il 29enne ucciso da una pallottola a Strasburgo durante un attentato terroristico. Per Megalizzi all’aeroporto c’era il capo dello Stato, Sergio Mattarella e Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti con il Parlamento. Ad attendere un mese dopo a Ciampino Battisti, ci sono importanti esponenti dell’esecutivo come Matteo Salvini e Alfonso Bonafede.

Non c’è neanche il senso dell’unità nazionale. Neanche in un momento come questo, che riporta alla luce gli anni terribili del terrorismo (rosso e nero) che hanno sconvolto il nostro Paese, e che ci ha visto vittoriosi proprio per il senso di unità che abbiamo saputo dimostrare, Salvini ha deciso di dimostrare di non essere un ministro della Repubblica per tutti. E così l’ergastolo diventa una stelletta da appendersi sulla sua felpa, niente di più triste.

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