La crisi turca travolge Piazza Affari: Unicredit a -5%

Focus

Preoccupazioni per l’istituto di Milano, esposto in Turchia tramite la controllata Yapi Kredi

Bagno di sangue a Piazza Affari dove il Ftse Mib è risultato l’indice peggiore d’Europa, in una giornata affossata dai timori per la crisi di Ankara. Si tratta di un vero e proprio momento di panico che riaccende i timori di tutti gli operatori finanziari, soprattutto nei confronti delle banche europee che risultano molto esposte nel Paese guidato da Erdogan. Complice un’inflazione turca sempre più alta e l’impennata dei rendimenti dei titoli di Stato decennali, che hanno infranto il 20% facendo diventare la Turchia l’investimento più rischioso al mondo. Persino acquistare bond governativi di Egitto, Uganda e Kenya è considerato più prudente dai mercati.

A dare enfasi alle preoccupazioni per la crisi turca – che in verità va avanti già da qualche settimana – è in mattinata l’articolo di apertura del Financial Times secondo cui i supervisori della Bce sarebbero preoccupati per l’elevata esposizione delle banche dell’Eurozona nei confronti del debito turco. Il quotidiano cita in particolare Unicredit, la spagnola Bbva e la francese Bnp Paribas. E il timore che sta scuotendo le borse europee è che le banche del Vecchio continente siano costrette a svalutare gli asset turchi che hanno nei propri bilanci.

Non a caso Unicredit, che controlla una della grandi banche turche, Yapi Kredi, ha registrato un pesante calo di quasi 4 punti percentuali, trascinando verso il basso tutto il comparto bancario e, di conseguenza, l’intero indice italiano, che alla fine ha chiuso la seduta a -2,51. Dopo aver toccato ribassi che hanno superato il 3%. Anche le altre piazze europee segnano cali pesanti, sebbene più contenuti del nostro. Il tutto mentre la Borsa di Instanbul è stata sospesa per eccesso di ribasso (stava perdendo quasi il 9%).

Probabilmente si tratta soprattutto di ventate estive di natura speculativa che solitamente nel mese di agosto alimentano i focolai di crisi sparsi per l’Europa. In generale, però, sembra che sui mercati stia prevalendo l’avversione al rischio legata alle tensioni commerciali e diplomatiche tra Stati Uniti e la stessa Ankara (oltre ai dazi si veda anche la vicenda della detenzione del pastore Brunson). Di certo non giova la decisione presa nel primo pomeriggio da Donald Trump, ovvero raddoppiare i dazi su acciaio e alluminio turchi rispettivamente al 50 e al 20%. È stato come gettare benzina sul fuoco.

Ma il vero timore degli osservatori economici riguarda il futuro prossimo: se le tensioni turche non dovessero rientrare nel breve, i crolli potrebbero anche estendersi nelle prossime settimane. Con Unicredit, ad esempio, che potrebbe anche non uscirne completamente indenne visto che come detto nel suo gruppo c’è la controllata Yapi Kredi, una delle banche più grandi della Turchia.

Quanto infine a Piazza affari, è chiaro come cominci a farsi sentire anche l’incertezza legata alla prossima manovra di Bilancio. E non passano certo indisturbati gli scontri interni al governo, le continue dichiarazioni contraddittorie da parte di esponenti della maggioranza, che ancora non riescono a imprimere una direzione chiara alle politiche economiche (si veda ad esempio la retromarcia sugli 80 euro). Tutti atteggiamenti che i mercati potrebbero prendere come pretesto per cominciare ad accendere i riflettori anche sul nostro Paese. Ci si aspetta un autunno caldo.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli