BepiColombo, in missione su Mercurio

Focus

Parte stanotte la missione congiunta di Europa e Giappone verso il più interno dei pianeti del sistema solare. Con un contributo italiano di rilievo.

Stanotte, alle 3:45 ora italiana, la missione BepiColombo partirà dallo spazioporto di Kourou in Guyana francese alla volta di Mercurio. E’ una delle più ambiziose esplorazioni interplanetarie intraprese dall’Agenzia spaziale europea (Esa), che ha unito le forze con l’omologa giapponese (Jaxa), per affrontare il pianeta interno meno studiato del sistema solare.

Da sempre Mercurio rappresenta una sfida ai limiti delle potenzialità tecnologiche della ricerca spaziale: la sua vicinanza al Sole e le sue caratteristiche orbitali rendono difficile sia raggiungerlo che affiancarlo. Lo sapevano bene gli americani della Nasa che, negli anni Settanta, studiarono per primi il pianeta più vicino al Sole nell’ambito della missione venusiana di Mariner 10. Grazie al colpo di genio del matematico e astronomo Giuseppe “Bepi” Colombo, pioniere della ricerca spaziale nazionale, Mariner 10 fu in grado di effettuare non due ma tre sorvoli ravvicinati di Mercurio e di darci i primi dati del pianeta mai esplorato prima. Colombo aveva introdotto il metodo della cosiddetta “fionda gravitazionale”, cioè lo sfruttamento della gravità di un corpo celeste per attrarre una sonda artificiale e poi lanciarla lontano, proprio come l’elastico di una fionda, con un guadagno di chilometri percorsi a costo zero. Con questo sistema BepiColombo –che non a caso porta questo nome- macinerà nove miliardi di chilometri in sette anni, sfruttando come fionde una volta la Terra e due volte Venere, ed effettuando ben sei passaggi su Mercurio per frenare ed evitare di essere risucchiata verso i 5500°C della superficie solare.

Solo allora, nel 2025, le due sonde che portano i cento chilogrammi di carico scientifico della missione si staccheranno per posizionarsi in orbita: l’orbiter dell’agenzia spaziale giapponese (Mercury magnetospheric orbiter, MMO) stazionerà su un’orbita più alta, per indagare la struttura dell’ambiente circostante Mercurio, in particolare il suo campo magnetico, una caratteristica che il messaggero degli dei condivide con la Terra, e che rende i due pianeti davvero peculiari nel sistema solare. La seconda sonda, quella a guida europea (Mercury planetary orbiter, MPO), si porrà su un’orbita più bassa, per mappare completamente la superficie planetaria, per studiare l’interno e la cosiddetta esosfera. Il piccolo Mercurio, infatti, non esercita una forza gravitazionale tanto forte da trattenere  una vera e propria atmosfera, ma è circondato da un sottile strato di atomi e plasma. “Le particelle scappano dalla superficie di Mercurio e popolano brevemente l’esosfera prima di tornare sulla superficie o di sperdersi nello spazio interplanetario” afferma Stefano Livi del Southwest Research Institute di S.Antonio, Texas, responsabile dello strumento Strofio, che fa parte di Serena (Search for Exosphere Refilling and Emitted Neutral Abundances), uno dei quattro esperimenti a guida italiana presenti sulla sonda MPO, e dedicato proprio allo studio dell’esosfera.

E l’Italia ha dato un contributo rilevante alla progettazione e allo sviluppo di questa missione, sia a livello industriale (Thales Alenia Space, Telespazio) sia a livello di istituzioni di ricerca. L’Agenzia spaziale italiana, l’Istituto nazionale di astrofisica e varie università italiane sono in prima linea nella gestione e nella conduzione degli esperimenti italiani per una missione che –come ha sottolineato il presidente dell’Asi, Roberto Battiston: “è importantissima dal punto di vista della planetologia per capire l’origine e l’evoluzione del nostro sistema solare”.

BepiColombo riuscirà in questo scopo gettando luce sui molti misteri lasciati insoluti non solo da Mariner 10, ma anche dall’unica, altra esplorazione del pianeta, quella della missione Nasa Messenger del 2011. “Quasi tutto quello che c’è da sapere sulla superficie di Mercurio lo fornirà SimbioSys” – afferma a MediaInaf Gabriele Cremonese, il principal investigator di SimbioSys (Spectrometers and Imagers for MPO BepiColombo Integrated Observatory), uno strumento in tre parti che permetterà anche una riproduzione in 3D della superficie planetaria, ben più approfondita della mappatura di Messenger.

BepiColombo, inoltre, cercherà di approfondire certe risultanze di Messenger, che ha rilevato la presenza di acqua ghiacciata nel fondo dei crateri polari di Mercurio, mai illuminati dal Sole a causa dell’inclinazione dell’asse di rotazione. Cercherà di comprendere la natura e il perché dell’attività tettonica e vulcanica del pianeta; cercherà di venire a capo della natura interna del pianeta. Mercurio, molto più piccolo della Terra ma con una densità simile alla nostra, ha presumibilmente un nucleo pesante. Anche su questo piano gli altri due esperimenti italiani potranno dare un contributo essenziale: More (Mercury Orbiter Radio science Experiment), in collaborazione con Isa (Italian Spring Accelerometer), ricostruirà il campo gravitazionale di Mercurio per aiutare a capire come sono distribuite le masse al suo interno, risalendo così alla presenza e distribuzione del nucleo, e in ultima analisi al modo in cui si è formato il pianeta.

 

 

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli