Retroscena/ Ma Berlusconi ha già tanti Scilipoti del M5s

Focus

Un nutrito gruppo di “responsabili” grillini pronti a votare per un governo di centrodestra: la carta segreta del cavaliere per sbloccare l’impasse

Noi un’ipotesi su come può finire la telenovela del governo ce l’abbiamo. E ve la raccontiamo così come l’abbiamo appresa da fonti assolutamente affidabili. Non è detto che vada a finire come questa fonte predice, ma è certo che l’ipotesi di cui vi stiamo per parlare è corposa e qualcuno ci sta lavorando.

Qualche giorno fa, all’inizio della settimana, quindi quasi alla vigilia dell’incarico esplorativo, una personalità molto autorevole di Forza Italia, un parlamentare di lungo corso vicinissimo al presidente Berlusconi, incontrando un vecchio amico gli ha confidato: “Ma davvero credi che Silvio si sia rassegnato a subire l’umiliante veto di Di Maio? Che sia davvero pronto a consegnare le sue truppe a sostegno di un governo nato contro di lui? Come sempre Silvio vi stupirà, perché ha in tasca la carta segreta: un nutrito gruppo di parlamentari grillini pronti a votare la fiducia a un governo di centro destra per impedire di tornare al voto e per poter continuare a godere dello status appena conquistato”.

La voce circolava da tempo ed era stata alimentata dallo stesso Berlusconi che all’indomani del voto aveva promesso pieno stipendio e piena accoglienza agli eventuali “transfughi” del M5S, a cominciare da quelli già messi fuori prima del voto.

Poteva apparire una battuta provocatoria, in realtà era una strategia nella quale, per altro, il Cav. è maestro, avendola già sperimentata con la campagna acquisti per sostenere il suo governo dopo l’abbandono di Fini.

Allora ci vollero diverse settimane per mettere insieme (con una compravendita di voti, secondo la magistratura) l’operazione politica Razzi-Scilipoti. Allora a lavorarci fu Denis Verdini, oggi una personalità diversa, ma non meno influente.

Dal 4 marzo sono passati oltre due mesi e il tempo per gli abboccamenti c’è stato, eccome. Gli indizi che si tratti di un’ipotesi reale sono diversi e convergenti.

Il primo è la spettacolare operazione di sabotaggio dell’accordo diretto Di Maio-Salvini
condotta con lo show interpretato da Berlusconi all’uscita dal Quirinale: letto
in questa chiave appare tutto meno che casuale e improvvisato. Un contropiede che riporta le contraddizioni nel campo avversario: Di Maio vuole spaccare noi? Saremo noi a spaccare il M5S.

Il secondo è il grido di allarme del deputato pentastellato Carlo Sibilia, riportato ieri da Annalisa Cuzzocrea su Repubblica e riferito al presidente del Potenza Calcio, Salvatore Caiata, che sarebbe il nuovo Scilipoti – o il nuovo Razzi, fate voi – : “Salvatore Caiata diceva di voler restare fedele a noi? Andate a chiederglielo adesso, guardate come si sta muovendo”.

Il terzo è l’improvvisa fretta e il nervosismo crescente in casa pentastellata. La presidente del Senato non aveva neppure ancora ricevuto formalmente l’incarico esplorativo dalle mani del presidente Mattarella, che il M5S per bocca di Vito Crimi già la bocciava: “Noi mai con Berlusconi”. Gli facevano eco altri pentastellati: “Il nostro unico candidato premier è Di Maio, non esistono alternative, neppure Fico”.

Le cronache poi raccontano di un Di Maio molto nervoso e insolitamente silenzioso nel corso del dibattito parlamentare sulla Siria che si è svolto ieri a Montecitorio.

Come mai tanta fretta nel far fallire l’esplorazione della presidente Casellati? Come mai tanto nervosismo, dopo settimane passate a perdere tempo, ad ammorbidire i toni, ad aprire forni e fornetti?

Vuol dire che lo scenario che vi abbiamo raccontato fa davvero paura, favorito per altro dalla legittimazione di questi giochi da vecchia politica fornita da Di Maio quando ha invitato i parlamentari di Forza Italia di abbandonare il loro leader per sostenere un governo Lega-M5S.

Il quarto indizio è l’improvviso irrigidimento di Salvini nei confronti di Di Maio e l’ottimismo manifestato per il tentativo dell’esploratrice Casellati.

Se ci sono, i nuovi responsabili dovranno però trovare il modo di farlo sapere alla presidente Casellati in questo giro di consultazioni; la natura dell’esplorazione, limitata dal presidente Mattarella alla sola possibilità di accordo tra Centrodestra e M5S, cioè i vincitori delle elezioni, necessariamente accelera i tempi dell’operazione Scilipoti 2: se i nuovi responsabili esistono devono emergere ora o mai più.

Sarà una pura coincidenza, ma gli Scilipoti e i Razzi venivano dall’Italia dei Valori il partito di cui il M5S è, almeno in parte, il legittimo erede.

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