L’ultima trollata di Silvio Berlusconi

Focus

L’uomo che vorrebbe alla guida del suo governo è una personalità di tutto rispetto, ma la proposta inaspettata di Berlusconi sembra un trucco già visto

Leonardo Gallitelli

Leonardo Gallitelli

Silvio Berlusconi ha fatto la sua mossa. Ha messo in campo un nome che ha spiazzato tutti. Perché inaspettato e perché inattaccabile. Leonardo Gallitelli, l’uomo che – come ha scritto oggi Claudia Fusani in un lungo e approfondito ritratto – “ha guidato e trasformato l’Arma dei Carabinieri in azienda al servizio della sicurezza del Paese”. Un uomo super partes. Autorevole e stimato, dunque difficile da mettere in discussione. Forse poco noto al grande pubblico, ma con un curriculum che parla chiaro. Sotto il suo comando sono passate alcune tre le indagini più importanti e delicate degli ultimi anni. Eppure a sentire il suo nome sulla bocca di Berlusconi l’altra sera da Fazio si faticava a non sentire la puzza di bruciato. Quell’aria da tranello a cui l’ex cavaliere di Arcore ci ha abituati in oltre 20 anni di carriera politica.

Non è la prima volta che Berlusconi lancia un nome nell’arena per poi dimenticarlo nel cassetto quando l’esigenza mediatica non ne richiede lo sbandieramento. E’ accaduto svariate volte con i vari “delfini” politici, nominati eredi dell’era berlusconiana e poi divorati e, in alcuni casi, persino umiliati proprio da quel padre benevolo che li aveva fatti emergere. Gianfranco Fini è forse l’esempio più celebre. Fu sdoganato da Berlusconi quando corse come sindaco a Roma nel ‘93, divenne poi il suo alleato di ferro. Un sodalizio all’apparenza granitico e duraturo, che presagiva una sorta di naturale passaggio di testimone. Poi le cose sono rapidamente degenerate fino quel fatidico “che fai, mi cacci” alla direzione nazionale del Pdl, nell’ormai lontano 2010. Non parliamo poi di Angelino Alfano, che sì poteva farcela ma, a detta dello stesso Berlusconi, non “ha il quid”. E poi ancora Pierferdinando Casini, Roberto Formigoni, Letizia Moratti e perfino Michela Brambilla. Tutti nomi tirati in ballo, a volte pure a loro insaputa, e poi per motivi diversi accantonati.

Gianpiero Samorì

Gianpiero Samorì

Fin qui, per lo meno, si trattavano di personalità proveniente dalla politica. La lista si fa ancora più ricca se si va a vedere i nomi pescati dall’ex Cavaliere nel mondo dell’imprenditoria e della società civile. Nel 2012 in molti si chiedevano chi fosse Gianpiero Samorì, vivace imprenditore che si era lanciato nella sfida delle primarie del Pdl contro Alfano. Lui cercava l’appoggio del Cavaliere, che però non arrivò. Nel frattempo la strategia dell’expremier voleva mettere zizzania nella competizione, invitando Samorì a cena per innervosire l’allora delfino azzurro, Alfano. Gelosie che servirono a poco. Berlusconi, una volta scomodato il partito per fare le primarie, decise di ricandidarsi. Di fatto designando come sue erede se stesso.

Maurizio Scelli

Maurizio Scelli

Certamente più noto è Luca di Montezemolo, che Berlusconi cercò di convincere – senza successo – ad entrare nella fatidica lista degli eredi “designati”. E poi Paolo Del Debbio, professore universitario e star del piccolo schermo berlusconiano, tirato in ballo più e più volte e, almeno lui, con qualche diritto acquisito nell’orizzonte azzurro visto che risulta tra i fondatori di Forza Italia. Per un attimo brevissimo nel 2005 sembrò essere Maurizio Scelli, allora commissario straordinario della Croce rossa, il favorito alla corte di Arcore. Ma il progetto non andò a buon fine. Flop. Così come quando le indiscrezioni stampa parlavano di un’infatuazione anche per l’imprenditore Guido Barilla, che però non ricambiò l’attenzione.

Chissà se anche questa volta la parola di Berlusconi finirà nel nulla, o se Gallitelli diventerà l’effettivo uomo nuovo del centrodestra. Intanto quel che rimane è il sospetto che la trollata, ancora una volta, abbia funzionato.

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