Se Forza Italia non serve più

Focus

Tre posizioni: Toti verso la Lega, i conservatori, Carfagna per il rinnovamento. E Berlusconi oscilla

“Il casino dentro Forza Italia? Beh, non sarebbe successo se Berlusconi non avesse deciso che il partito non gli serve più…”. Chi parla così è un parlamentare settentrionale colto un po’ di sorpresa –  non è il solo – dal “casino” che si è aperto nel partito del Cavaliere.

Se il punto fosse davvero questo, che Berlusconi sta mollando la sua creatura nata 25 anni fa, saremmo davanti a una notizia di quelle grosse. Certo più grossa delle peripezie personali di Giovanni Toti, che si trova improvvisamente senza casa e sa che trovarne un’altra non sarà semplice.

L’ipotesi analitica secondo noi più forte è che tutto un mondo politico, imprenditoriale, giornalistico si sia messo in coda alla corte di Matteo Salvini. Lì sono i voti, d’altra parte.

È come se si fosse silenziosamente emessa una sentenza drammatica: Forza Italia non serve più. Arrivederci e grazie. Detta in poche parole, sarebbe l’emblema della fine della Seconda repubblica.

Berlusconi tutto questo lo sa. Conosce il mondo. Il problema è che l’uomo oscilla. Non gli garba mai, per com’è fatto, veder morire una sua creatura, tantomeno Forza Italia. Infatti non accantona l’illusione di rianimare un soggetto quasi morto: l’idea di Altra Italia, triste di per sé, ricorda quelle brutte canzoni che imitano quelle belle di una volta. Federare, ma che cosa? Intorno a quale collante se, appunto, a Forza Italia proprio lui ha inferto un colpo forse decisivo creando “il casino” di queste ore?

E dunque, a quel che si capisce, le posizioni sono grosso modo tre.

Quella di Toti che se n’è andato forse per costruire un trenino con destinazione via Bellerio (resta da vedere se Salvini se lo accollerà, ma perché dovrebbe?).

Quella degli “anziani” (politicamente, s’intende), che vogliono tenersi un partitino ino ino, come dice Claudio Cerasa, e poi vedere che succede: meglio tenersi un partito per trattare (un minimo) con Salvini. Sono i vari Tajani, Gelmini, Brunetta, forse Gasparri. Una linea, diciamo così, conservatrice.

E infine quella di Mara Carfagna, la “pasionaria” della situazione, la sola che vorrebbe davvero un rinnovamento di persone e di linea, al punto che c’è chi guarda a lei come possibile protagonista di una nuova Cosa liberale, distinta e distante dalla Lega.

Intanto, però, in quello che fu il partito dominante per vari lustri, domina “il casino” più totale.

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