Berlusconi scaccia le urne e sogna la Grande coalizione: “Legge proporzionale, poi…”

Focus

L’ex Cavaliere apre al confronto con il governo Gentiloni e con il Pd di Renzi. Così prova a evitare che Salvini lo scavalchi per arrivare al Mattarellum

Nessuna fretta per andare alle urne, in linea con il pensiero ribadito ancora oggi dal Capo dello Stato, e massima disponibilità a confrontarsi con il governo Gentiloni sulle emergenze del Paese (a partire dal salvataggio di Mps) e con la maggioranza sulla legge elettorale. È un Silvio Berlusconi in grande spolvero quello che si presenta al Quirinale per il tradizionale scambio di auguri di fine anno con Sergio Mattarella. Se Matteo Renzi ha preferito declinare l’invito del Colle all’incontro con le Alte cariche, l’ex Cavaliere coglie l’occasione per ritornare sulla scena e rispondere alle domande dei giornalisti a tutto campo.

Berlusconi mostra il suo volto ‘responsabile’, smarcandosi su questo dagli alleati Salvini e Meloni. Soprattutto, vuole evitare che Lega e FdI lo scavalchino sulla legge elettorale, dimostrandosi pronti a stringere un asse con il Pd di Matteo Renzi sul Mattarellum. Per questo, si dice subito pronto a sedersi al tavolo delle trattative. Il modello proposto dal leader dem, com’è noto, non è di suo gradimento. In realtà, non lo è mai stato e men che meno lo è adesso: “Il Mattarellum ha funzionato – ammette – noi ci abbiamo anche vinto, ma eravamo bipolari, ma oggi siamo tripolari. Non funziona più”. Il suo obiettivo è quello di arrivare a “un modello proporzionale condiviso”. Due schemi, quello di Renzi e quello di Berlusconi, che comunque possono anche trovare una sintesi.

L’ex Cavaliere non si preoccupa tanto nemmeno di mascherare quale può essere il fine ultimo di un ritrovato dialogo con il Pd. Sa che la sconfitta referendaria non ha certo posto fine alla carriera politica di Renzi (“Dopo essere uscito dalla porta è già rientrato dalla finestra”, ha detto con una battuta) e quindi se vuole giocare un ruolo centrale anche nella prossima legislatura, di fronte a un centrodestra ancora diviso e alla presenza ingombrante del M5S, dovrà in qualche modo avere a che fare con il leader del Pd. Fino ad arrivare a un’alleanza di governo? “Per ora facciamo la legge elettorale, poi vediamo…”, si lascia sfuggire con i cronisti.

Si spiega così la spinta verso una legge proporzionale, alla quale – nei suoi piani – si dovrà lavorare comunque solo dopo il pronunciamento della Consulta sull’Italicum, atteso per il 24 gennaio. “È giusto che si allontani la data del voto”, ha aggiunto prima di lasciarsi andare a un inelegante scivolone sull’ex Capo dello Stato. Ai giornalisti che gli chiedevano se avesse salutato Giorgio Napolitano durante il ricevimento, Berlusconi ha risposto: “No, è il regista di troppe cose che non mi piacciono”. L’avvicendamento con Monti del 2011 brucia ancora.

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