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Berlusconi story. Tutta la vicenda fino alla riabilitazione

Dei tanti procedimenti giudiziari in cui Silvio Berlusconi è rimasto coinvolto, quello che gli ha inferto la ferita morale più profonda è stato il ‘processo Mediaset’, iniziato nel 2005, e concluso il primo agosto 2013 con una condanna per frode fiscale e sentenza passata in giudicato.

La pena inflitta dai giudici all’uomo politico più discusso d’Italia è di quattro anni di reclusione (di cui tre sono condonati e uno verrà scontato nei servizi sociali in una casa di riposo per anziani) nel cosiddetto “processo Mediaset“. La Corte di Cassazione, inoltre, rimanda alla corte d’appello di Milano la decisione di ricalcolare la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

Ma il colpo più forte, quello che davvero sembra umiliare il Cavaliere è conseguente alla sentenza della Cassazione e arriva nei mesi successivi.

Dopo la pena, l’incandidabilità

Il primo botto è del 4 ottobre 2013. Quel giorno, infatti, si riunisce la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato e vota a favore della decadenza di Berlusconi da senatore, inoltre, in base alla legge Severino, il provvedimento prevede l’incandidabilità per il Cavaliere fino al 2019.

Dopo due settimane, la Corte d’Appello di Milano, ricalcola la pena accessoria e lo condanna a due anni di interdizione dai pubblici uffici. Ma la vera sberla è del 27 novembre 2013: il Senato vota a favore della decadenza da senatore di Silvio Berlusconi che dunque perde la carica di parlamentare.

Ecco come le cronache politiche di cinque anni fa, raccontavano quella giornata. Annunciava Repubblica: “Dalle 17.43 di mercoledì 27 novembre Silvio Berlusconi non è più un parlamentare della Repubblica. Lo ha deciso il Senato votando a scrutinio palese sì alla decadenza del Cavaliere, come prescritto dalla sentenza definitiva per il processo dei diritti tv Mediaset”. E il Corriere della Sera evidenziava che “Il voto è avvenuto a scrutinio palese, nonostante fino all’ultimo gli esponenti di Forza Italia (ma anche membri di altri gruppi a titolo personale) abbiano provato a chiedere la votazione segreta”. Il Messaggero, infine, dava conto delle posizioni dei partiti: “A votare per la decadenza del Cavaliere, dopo la condanna nel processo Mediaset, sulla base della legge Severino, Pd, M5s, Sel e Scelta civica. Contro hanno votato Forza Italia, Gal, Nuovo centrodestra e Lega. La decadenza di Berlusconi è arrivata dopo che sono stati respinti tutti e 9 gli ordini del giorno contrari alla decisione della Giunta delle elezioni, che si era espressa a favore”.

Cosa prevede la legge Severino

La legge Severino prevede l’incandidabilità e la decadenza dalle cariche elettive se la condanna sopraggiunge durante il mandato; la decadenza dei parlamentari dovrà comunque essere votata dalla Camera o dal Senato, a seconda che il condannato sia deputato o senatore.

I provvedimenti previsti dalla legge si applicano nel caso di una condanna pari a più di due anni di reclusione per reati punibili con almeno quattro anni. L’applicazione della legge vale in modo retroattivo in un unico caso: quando il reato è stato commesso prima che la legge fosse introdotta, ma la condanna sia sopraggiunta dopo l’entrata in vigore della legge stessa.

Ed è esattamente ciò che è accaduto a Berlusconi: il reato è stato commesso prima dell’entrata in vigore della legge, ma la condanna è arrivata pochi mesi dopo l’entrata in vigore delle nuove disposizioni volute dall’ex-ministro della Giustizia Paola Severino.

La difesa di Berlusconi

Subito dopo la sentenza del primo agosto 2013, lo staff legale del Cavaliere presenta ricorso avanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo (la data è del 7 settembre 2013). La prima e unica udienza è fissata il 22 novembre 2017 a Strasburgo. Aula piena di pubblico, tra cui avvocati, giuristi, studenti di legge arrivati nella città alsaziana da tutta Italia, e dibattito piuttosto energico e carico, con gli interventi degli avvocati dello Stato italiano a difendere la sentenza e quelli di Berlusconi a ricusarla.

La presidente Angelika Nussberger dopo due ore di confronto fa ritirare i 17 giudici in camera di consiglio, ma la decisione finale – com’è abitudine della Corte e nonostante qualcuno l’aspettasse prima delle elezioni dello scorso 4 marzo – non è arrivata ancor oggi. Dovrebbe arrivare intorno a settembre di quest’anno, forse prima, in ogni caso la decisione del Tribunale di sorveglianza di Milano cancella completamente l’incandidabilità che era stata imposta dalla legge Severino dopo il processo sui diritti tv Mediaset, e Berlusconi, Strasburgo o non Strasburgo, potrà tornare a candidarsi alle elezioni.

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