Sacchetti di plastica e ambiente: dal Canada arriva una lezione di civiltà

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Il problema non sono quei 2-3 euro all’anno in più di spesa ma la plastica, che si riversa nei mari al ritmo di circa 8 milioni di tonnellate l’anno

Ieri la polemica del giorno, scoppiata sui social ma proseguita anche sui media tradizionali, è stata quella dei sacchetti biodegradabili. 

Detta in due parole, in applicazione di una direttiva europea (la 720 del 2015, che vuole disincentivare l’utilizzo della plastica), dal 1 gennaio 2018 i sacchetti di plastica utilizzati per i prodotti freschi come frutta e verdura – ma non solo – dovranno essere biodegradabili e sono pagati come già avviene da tempo quasi dovunque alla cassa con le classiche buste della spesa. Una spesa sostanzialmente irrisoria, che oscilla secondo le stime tra gli 1,5 euro e i 6-7 euro, a famiglia e per ogni anno. Una cifra che non supererà i 10-15 euro anche per chi faccia 2-3 volte al giorno avanti e indietro dal supermercato (spendendo molto ma molto di più per benzina e trasporto pubblico, ovviamente).

Ora, non serve Leonardo Da Vinci per capire che il problema non sono quei 2-3 euro all’anno in più di spesa (a conti fatti, circa un centesimo al giorno a famiglia) ma la plastica, che si riversa nei mari al ritmo di circa 8 milioni di tonnellate l’anno, tanto da fare ritenere che nel 2050 ci sarà più plastica che pesci in acqua (comparandoli a peso). Ma nel mondo c’è chi sta facendo ben di più.

Sulla base di una normativa teoricamente simile a una già in vigore in Italia – ma disattesa nel nostro paese secondo i calcoli di Assobioplastiche dal 60% dei casi – dal Canada arriva un esempio positivo: Montreal, dal 1 gennaio, è la prima grande città canadese a bandire completamente l’uso delle classiche borse di plastica sottili (sotto ai 50 micrometri), sia tradizionali che biodegradabili (contengono un additivo che ne facilita la decomposizione con luce e calore). Potranno continuare ad essere usate quelle per i prodotti freschi ma alla cassa bisognerà comunque utilizzare una borsa di plastica spessa o riutilizzabile. L’importo per famiglia sarà ben più rilevante: 15 centesimi per ogni borsa di plastica spessa, mentre quelle riutilizzabili (in stoffa, cartone o altro materiale) costano – tasse incluse – oltre 1,20 dollari, mentre Amazon e Walmart ne vendono di più resistenti a oltre 2 dollari l’una.

Tutti i commercianti hanno pochi mesi di tempo per adeguarsi: dal 5 giugno (data scelta simbolicamente perché è la Giornata mondiale dell’Ambiente) scatteranno multe sino a 2.000 dollari per le catene (la metà per i negozi individuali) alla prima infrazione, poi a salire.

A breve seguiranno altre città: Victoria, capitale della British Columbia ma di ridotte dimensioni, ha già annunciato che adotterà un analogo provvedimento da luglio, mentre anche Vancouver – la principale metropoli dell’Ovest – sta ragionandoci, e probabilmente seguirà Toronto.

Conoscendo lo spirito canadese, c’è da credere a Montréal che dal 6 giugno tutti applicheranno la normativa. Un piccolo sforzo – organizzativo o di memoria per ogni famiglia – ma un bel passo in avanti per l’ambiente. 

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