Biotestamento, andamento lento

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In Aula il testamento biologico, battaglia sui 600 emendamenti

Il biotestamento è così, accende gli animi, crea polemiche, scuote le coscienze a tal punto che la politica si blocca, lasciandosi spesso sorpassare dalla realtà.
Troppe culture e credo religiosi, background diversi, educazione, valori e principi morali contrastano il percorso di una legge che fu presentata per la prima volta al Parlamento italiano nel 1996 da Luigi Manconi, oggi senatore del Pd , che ancora a bassa voce, ventuno anni dopo, rivela più di un dubbio sull’esito favorevole della legge.
Scene da testamento biologico nell’aula di Montecitorio, chiamata a discutere i seicento emendamenti al disegno di legge a prima firma Donata Lenzi, del Pd.
Il deputato Burtone sventola la cartella clinica di un paziente in aula: “Il consenso informato è necessario per ogni paziente. Il medico deve informare sulla terapia, c’è un percorso condiviso tra paziente e medico, centrare l’attenzione sull’alimentazione artificiale è fazioso”.
Alle grida di  “legge eutanasica” si manifesta la Lega che per voce del deputato Pagano dà lettura dell’articolo 13 della Costituzione: “La libertà personale è inviolabile. Questa legge è un messaggio subliminale al medico: devi fare ciò che ha detto il paziente, magari dieci anni prima, altrimenti sarai considerato un violento”.
Risponde Donata Lenzi, relatrice di maggioranza: “Caro collega, l’ articolo 13 che tu citi è proprio quello a cui ci siamo ispirati in questo disegno di legge: abbiamo ripreso una sentenza della Corte, la numero 438/2008, che sul consenso informato quale diritto della persona, trova riferimento negli articoli  2, 13 e 32 della Carta”. Dopo aver pronunciato i nomi dei giudici, da Giovanni Maria Flick a Ugo De Siervo passando per Sabino Cassese, che quella sentenza hanno scritto, la Lenzi volge quel tanto che basta la testa in alto a sinistra verso i banchi dell’opposizione e dice: “E, scusa, ma mi sento sostenuta dalla massima giurisprudenza di questo Paese nei principi e nelle fonti cui ci siamo riferiti per scrivere questa legge”.
L’esame degli emendamenti va a rilento in uno stop and go che dura tutto il pomeriggio e che rende difficile il voto finale in settimana visto che domani e giovedì l’aula sarà impegnata anche con l’esame del decreto Voucher, sul quale il governo potrebbe porre la fiducia. E’ probabile dunque che l’esito slitti almeno alla prossima settimana, se non a quella successiva al week end pasquale.
Pd e M5S fanno insolitamente quadrato per velocizzare l’iter  ma, come detto,  la strada appare in salita. Eppure questo è il Parlamento che più si è mosso sui diritti civili, portando a casa norme storiche e sciogliendo nodi irrisolti da decenni. Come la legge sulle unioni civili, nessuno ci credeva, e invece. Qui, però, c’è l’anima di Fabiano Antoniani, alias Dj Fabo, che aleggia sulle convinzioni, sui dubbi e sulle coscienze dei deputati. Tutti d’accordo che una una legge sul fine vita vada fatta, ma poi, sul come, apriti cielo.
La pietra dello scandalo è la possibilità per il paziente di interrompere la terapia di nutrizione e idratazione artificiale che per Lega, Fdi, e i centristi, oltre a diversi deputati della maggioranza  è una “eutanasia nascosta e subdola”, mentre per il Pd, cui si aggiunge Sinistra Italiana e Mdp la nutrizione artificiale è una terapia medica e come tale è legittima la scelta di interromperla se è questa la volontà del paziente.  Lo scontro si accende quasi subito sulla votazione del decimo emendamento all’articolo 1 : “Questa è una gallina – parla ancora pittorescamente Pagano – ma si è deciso per legge di chiamarla gatto e allora tutti fanno miao. Questa è una legge sull’eutanasia ma per ipocrisia e debolezza non lo si vuole dire. Noi vogliamo un voto chiaro e esplicito perché vogliamo punire chi istiga al suicidio”.
Per mettere una parola chiara tra gatti e galline ci rifacciamo alle parole di Manconi :” Io mi attengo a quanto sostenuto dalla gran parte della letteratura scientifica in materia: la nutrizione e l’idratazione artificiali sono terapie mediche. Chi si oppone a questo concetto ritiene, sbagliando, che si tratti di un pasto caldo o una bottiglia d’acqua, sottraendo così al malato la base dell’assistenza. Parliamo invece di trattamenti sanitari delicati, praticati da personale specializzato: già questo dato evidenzia il trattamento medico che, se si configura come accanimento, dovrebbe poter essere sospeso secondo la volontà espressa dal paziente”.
 
Che cos’è il biotestamento.  E’  una dichiarazione anticipata di trattamento medico-sanitario. Una persona dichiara a quali terapie intende sottoporsi e quali vuole rifiutare nel caso non sia in grado di esprimere il proprio giudizio al momento della necessità del trattamento.
Che cosa dice la legge. Il ddl Lenzi:  “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” si compone di cinque articoli  e prevede la possibilità di compilare la DAT (Disposizioni anticipate di trattamento). In base ad essa “ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso il Dat, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari ivi comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali. Può altresì indicare una persona di sua fiducia, il fiduciario, che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie.
Perché serve una legge. Come ha sempre sostenuto papà Englaro, Eluana avrebbe chiesto di essere lasciata andare. Come ha urlato senza parole Dj Fabo, come ha detto Mina Welby fuori da Montecitorio lo scorso 13 marzo, quando il biotestamento, finalmente arrivava in discussione generale alla Camera: “Parlamentari, mettetevi una mano sul cuore, diventiamo un Paese normale”. Perché né le sentenze della Consulta né le norme regionali o comunali, bastano. Ci vuole una legge che consenta a chiunque di lasciare scritto cosa vuole sia fatto del suo corpo.

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