Boeri: “Senza migranti non si pagano le pensioni”. E Salvini si scatena

Focus

Il presidente dell’Inps lancia l’allarme e risponde alle critiche di Salvini: “I dati sono la risposta migliore e non c’è modo di intimidirli”

È polemica aperta tra Matteo Salvini e Tito Boeri. Il presidente dell’Inps, in audizione alla Camera, ha affrontato diversi temi sensibili, dai migranti alle pensioni. E di come gli immigrati siano fondamentali per pagare le pensioni nel nostro Paese che invecchia sempre di più. Piccata arriva su Twitter la risposta del vicepremier leghista: “‘Servono più immigrati per pagare le pensioni, cancellare la legge Fornero costa troppo, servono più immigrati per fare i tanti lavori che gli italiani non vogliono più fare’. Il presidente dell’Inps continua a fare politica, ignorando la voglia di lavorare (e di fare figli) di tantissimi italiani. Dove vive, su Marte?”.

Ma immediata arriva anche la replica di Boeri: “I dati sono la risposta migliore e non c’è modo di intimidirli. La mia risposta è nei dati e i dati parlano. Oggi presentiamo quella che è la verità che bisogna dire in Italia”.

“Non possiamo che reiterare con forza – ha detto alla Camera – il nostro invito a pensare al futuro. Nel confronto pubblico degli ultimi mesi si è parlato tanto di immigrazione e mai dell’emigrazione dei giovani, del vero e proprio youth drain cui siamo soggetti. Nessuno sembra preoccuparsi del declino demografico del nostro Paese”.

In particolare il presidente dell’Inps evidenzia come molti abbiano un’idea distorta dei dati sulla popolazione straniera nel Paese: “Gli italiani sottostimano la quota di popolazione sopra i 65 anni e sovrastimano quella di immigrati e di persone con meno di 14 anni. Questo avviene anche in altri Paesi, ma la deviazione fra percezione e realtà è molto più accentuata da noi che altrove. Non sono solo pregiudizi. Si tratta di vera e propria disinformazione. Diversi esperimenti dimostrano come sia possibile migliorare in modo sostanziale la cosiddetta demographic literacy degli italiani. Basta dire loro la verità”.

E da Boeri arriva un chiaro attacco alla comunicazione del governo e in particolare di Salvini sui migranti: “Purtroppo è anche possibile peggiorare la consapevolezza demografica, ad esempio agitando continuamente lo spettro delle invasioni via mare quando gli sbarchi sono in via di diminuzione. La classe dirigente del nostro Paese dovrebbe essere impegnata in prima fila nel promuovere consapevolezza demografica. Chi si trova a governare con una popolazione così disinformata fa molta fatica a far accettare all’opinione pubblica le scelte difficili che la demografia ci impone”.

Le critiche al decreto dignità

Non mancano nemmeno delle critiche al decreto dignità. Pur giudicando positiva la stretta sui contratti a tempo determinato, Boeri ritiene negativo il reinserimento delle causali: se cinque proroghe del contratto sono troppe “non si vede perché reintrodurre le causali su quelli a tempo determinato. L’esperienza passata dimostra che comportano un forte appesantimento burocratico, scoraggiando la creazione di lavoro soprattutto nelle piccole imprese. Meglio aumentare i contributi sociali di questi contratti ad ogni proroga. L’esperienza ci dice anche che è molto difficile per le amministrazioni pubbliche valutare le giustificazioni addotte dalle imprese per ricorrere ai contratti a tempo determinato”.

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