“Boicottate gli stranieri”, l’ultima faccia del razzismo

Focus

I manifesti a Tor Bella Monaca, periferia di Roma, firmati da gruppi di destra

C’è chi incita al sabotaggio dei negozi stranieri e ci mette la faccia e la firma per propaganda politica. C’è chi verga scritte odiose nascondendosi dietro definizioni di scarsa fantasia e imbratta muri e panchine senza però metterci né la faccia né il nome. C’è chi organizza pestaggi punitivi contro qualcuno che, bianco, ha osato difendere il compagno di squadra di colore. C’è il razzismo di tipo economico con dichiarati fini di consenso politico. E quello spontaneo, generalizzato figlio più dell’intolleranza che di un vero e proprio razzismo ma ugualmente preoccupante perché il confine tra la prima e il secondo è sempre più labile.

Al Viminale quanti si occupano di osservare e misurare la febbre del razzismo in Italia annotano ogni giorno segnalazioni e denunce sempre più frequenti. La diagnosi contiene disagio e preoccupazione: «Siamo un paese ancora a bassa intensità di razzismo ma con un sempre più generalizzato sentimento d’intolleranza. Il che non è certo meno grave perché basta poco perché gesti di spontaneismo ancora non violento diventino prassi organizzate».

Gli episodi sono diversi e vanno tenuti distinti «pur con l’accortezza di capire che sono figli da una parte di una crisi economica che non recede, dall’altra di un senso di insicurezza» alimentato soprattutto dalle parole d’ordine dei populismi di destra.

A Tor Bella Monaca – la periferia forse più degradata della Capitale, alto tasso di spaccio, notevole abbandono scolastico, dove Virginia Raggi un anno fa ha ottenuto l’80% dei consensi – nei giorni scorsi il gruppo Azione Frontale, una costola di Forza Nuova, ha marchiato i negozi di stranieri con un volantino esplicito. «Aiuta il tuo popolo – si legge – boicotta i negozi stranieri, sostieni le attività commerciali italiane del tuo quartiere».

In pratica, un generico invito a non servirsi più in macellerie, istituti di bellezza e parrucchiere, negozi di abbigliamento o pelletteria gestiti da stranieri, a cominciare dai bazar cinesi e dai market di indiani e pakistani aperti 24 ore su 24. L’ideatore dell’iniziativa è Ernesto Moroni, 30 anni, leader di Azione Frontale. «Che c’entra il razzismo? – dice – La nostra è stata un’azione commerciale. In un periodo di crisi economica sostenere le attività italiane è importante anche per riscoprire il valore dell’unità di popolo».

Poi però Moroni non saprebbe misurare la distanza tra quel cartello “politico”, come lo definisce lui, e un rogo doloso contro la stessa attività commerciale. In pochi mesi a Lavinio, litorale a sud di Roma, sono stati incendiati quattro negozi gestiti da pakistani. L’ultimo a febbraio. La propaganda scivolosa dell’estrema destra e la violenza fisica e delle scritte sui muri sono facce della stessa medaglia. Sfumature della stessa storia. Il 24 marzo a Cassino sulle panchine del parco sono state vergate scritte razziste e xenofobe. Il 28 febbraio a Civitavecchia l’Arci ha organizzato un convegno sull’accoglienza dei migranti. Il giorno dopo è comparsa la scritta «Arci +immigrati=business». Sempre a febbraio sono state imbrattate le vetrine di un irish pub in centro a Bologna, frasi razziste e croci celtiche.

I report del Viminale sono un lungo rosario di episodi in apparenza minimi ma a crescente frequenza. Con un paio di fatti drammatici. A luglio del 2016 a Fermo, nelle civilissime Marche, un giovane nigeriano, Emanuel Chidi Namadi, 26 anni, richiedente asilo e sfuggito alle violenze di Boko Haram, è stato massacrato di botte perché si era ribellato alle offese che un gruppo di ultras aveva rivolto alla sua fidanzata, Chimiary, 24 anni.

E un mese fa, Gianluca Cigna, 28 anni, capitano della squadra di terza divisione Atletico Villareto a Torino, ha rischiato di perdere un occhio perché aveva difeso un suo compagno di squadra di colore. È una febbre a bassa ma preoccupante intensità l’intolleranza xenofoba che attraversa l’Italia. «Siamo lontani dalle azioni organizzate che si registrano in Germania, Olanda, Francia e in altri paesi europei», assicurano al Viminale. Ma il fenomeno è osservato speciale ed è vietato minimizzare.

Anche perché la benzina che lo alimenta, oltre alla crisi economica, è quella dell’insicurezza e della paura su cui marciano con spregevole cinismo alcuni leader politici ma anche certe trasmissioni tv molto popolari. Cavalcando vere e proprie bugie e bufale. Non sono certo i richiedenti asilo in arrivo dall’Africa subsahariana sui barconi gli autori di quei reati predatori – furti e rapine – che stanno letteralmente armando l’Italia in nome di una malintesa legittima difesa.

Sono, invece, bande dell’est che in Italia arrivano in auto. E però, nell’immaginario superficiale e ignorante diventano tutti “neri”. La Digos sta cercando di capire se i manifesti di Azione frontale a Tor Bella Monaca abbiano o meno contenuti razzisti. Il gruppo è già noto per aver inviato teste di maiale alla comunità ebraica e aver fatto annullare il concerto di Bello Figo, il rapper ghanese che sbeffeggia gli stereotipi sugli immigrati. Intanto sono state fatte 27 multe per affissione abusiva per un totale di circa 11 mila euro.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli