Il bon ton del razzismo

Focus

Piccola guida per essere un bravo razzista

Italiani brava gente. Nessuno è razzista. Nemmeno il ministro dell’Interno Matteo Salvini che rifiuta di essere definito così. Nemmeno il maestro di Foligno che ha messo in una angolo il bambino nero additandolo come brutto perché voleva fare un esperimento sociale.  Nemmeno chi ha insultato la famiglia Pozzi di Melegnano per avere per aver adottato un ragazzo senegalese.

La colpa non è di nessuno. Soprattutto quando di mezzo ci vanno i bambini. Perché per gli italiani la famiglia è sacra e i bambini non andrebbero mai coinvolti.

Quanta ipocrisia. “Prima gli italiani” gridano da anni la Lega e Fratelli d’Italia, ma per i piccoli il diktat è chiudere un occhio. Non sia mai che qualcuno rimanga inorridito dall’odio e dalla cattiveria.

E allora fa sorridere Giorgia Meloni che redarguisce  un consigliere comunale di Mantova che voleva distribuire frittelle ai bimbi al luna park, ma solo per bimbi con cittadinanza italiana. Un consigliere che mette in pratica semplicemente la linea politica del proprio partito. Quel “prima gli italiani” non vuol dire proprio questo?

Così come fa sorridere  l’espulsione del consigliere Lega in Umbria per il post sessista contro Emma Marrone. Ci siamo davvero dimenticati del Salvini che attaccava la Boldrini, aizzando la folla, con in mano una bambola gonfiabile.  O del fatto che abbia condiviso la foto che immortalava tre ragazze che manifestavano contro di lui, esponendo alla pubblica gogna tre ragazzine minorenni.

Il discorso è semplice. I razzisti, i sessisti, gli intolleranti c’erano anche prima. Ma bisogna anche ammettere la colpa della politica attuale: alcune cose che prima non ci si sognava nemmeno di dire oggi sono state sdoganate.

Tramite lo schermo di un computer. Tramite i social network. Per strada. In autobus. Dal medico. Il tentativo del ministro dell’Interno di allontanare qualsiasi accusa in questo senso sa molto di ammissione di responsabilità. Excusatio non petita, accusatio manifesta, viene da pensare.

Intanto l’allarme razzismo in Italia è tradotto in numeri. Le denuncie di violenze a sfondo razzista sono triplicate dal 2016 ad oggi. Un articolo pubblicato oggi sul quotidiano La Repubblica cita i dati forniti dall’associazione Lunaria. Tre anni fa le denunce di violenze razziste erano state 27, diventate 46 nel 2017 e addirittura 126 nel 2018. Un’escalation che risulta ulteriormente evidente se oltre alle violenze si prendono in considerazione anche i casi più generici di “discriminazione razziale” (offese, danni etc.): il questo caso il numero totale è di 628 episodi. Ma anche su questo l’importante è regolarsi. Anche il razzismo ha il suo bon ton.

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