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Perché Bonafede fa fumo e propaganda

L’impressione che si ha, leggendo le enfatiche anticipazioni del ministro della Giustizia Bonafede sulle misure annunciate come contrasto alla corruzione, è che si tratti di molto fumo, di molta propaganda, di slogan furbastri e sbrigativi. Vedremo i testi, se e quando usciranno dal Consiglio dei ministri. E vedremo come usciranno da quello che si preannuncia come l’ennesimo tema di divisione tra 5 Stelle e Lega.

Fin da ora, tuttavia, è possibile qualche considerazione. Proviamo, un po’ schematicamente, per punti.

  1. La lotta alla corruzione è una vera e propria emergenza del nostro Paese. Una emergenza etica e morale. Una emergenza finanziaria (quante decine di miliardi costa la corruzione allo Stato?). Una emergenza che colpisce le regole del mercato, che disincentiva gli investimenti.
  2. Per questo il contrasto alla corruzione è stato – negli anni della scorsa legislatura – al centro dell’impegno e dell’azione concreta dei Governi a guida Pd, del lavoro e dei risultati parlamentari ottenuti in primo luogo grazie al traino dei gruppi democratici. Citiamo solo qualche esempio, come pro-memoria. Nel nuovo codice antimafia sono previste misure di sequestri di prevenzione anche per i reati di corruzione: una norma discussa, ma esistente e da applicare e verificare sul campo. E’ stato ripenalizzato il reato di falso in bilancio e introdotto quello di autoriciclaggio. Sono stati introdotti i reati ambientali, terreno fondamentale di patti corruttivi e di penetrazione della criminalità organizzata. Sono state aumentate pene e tempi per la prescrizione per i reati legati alla corruzione e contro la pubblica amministrazione. E’ stata approvata la legge che tutela i segnalatori di reati nella pubblica amministrazione: una legge equilibrata e seria, depurata dagli estremismi di chi voleva (5 Stelle) il festival dell’anonimato (cosa diversa dalla riservatezza) e magari incentivi in denaro per compiere quello che invece è un dovere – coraggioso – ispirato da senso civico e coscienza civile. Anche le leggi contro il caporalato si inseriscono in questo quadro. E, infine, ricordiamo il potenziamento del ruolo dell’Anac, affidata a una personalità come Raffaele Cantone.
  3. Va ricordato anche, non per spirito polemico, che su diversi di questi provvedimenti fondamentali, l’atteggiamento delle forze che oggi stanno al governo è stato negativo e di opposizione. Bonafede era tra quelli che urlava di più. Così, per la precisione.
  4. In questi anni abbiamo lavorato per accelerare i tempi della giustizia, penale e civile. Per smaltire il pregresso, per dare risposta alla mancanza di organici di magistrati e personale di cancelleria. Risultati evidenti sono stati raggiunti. Ma parziali, perché la durata ragionevole del processo rimane un obiettivo ancora lontano da raggiungere. Si continui a lavorare su questo, invece di dedicarsi alla distruzione dei risultati raggiunti.
  5. Due riforme extrapenali, poi, ma “strutturali” come il Nuovo Codice degli appalti e quella della Pubblica Amministrazione sono stati e sono basi fondamentali per contrastare e soprattutto prevenire la corruzione. Si tratta di riforme perfette? Certo che no, ma sono provvedimenti e percorsi che vanno concretamente nella direzione di eliminare discrezionalità, zone d’ombra e di opacità, conflitti di interessi, Ci sono “tagliandi” da fare? C’è da verificare e correggere qualche farraginosità e criticità? Dare qualche strumento operativo in più ad amministratori locali e dirigenti (parliamo della stragrande maggioranza di persone perbene)? Forse sì, ma la strada è quella e non vorremmo che nella furia distruttrice del Governo si facessero anche in questo campo dei gravissimi passi indietro.
  6. No, la lotta alla corruzione è una cosa seria, che si deve fare seriamente, creando le condizioni strutturali, di prevenzione. E chiamando le grandi istituzioni formative (dalla scuola agli organi di comunicazione, alle famiglie) ad un grande sforzo di educazione alla legalità, al rispetto delle regole, all’etica della responsabilità e della comunità. Insieme a tante associazioni, persone e personalità che sul campo, ogni giorno, testimoniano questo impegno.
  7. Ecco perché non ci piacciono gli slogan furbastri e semplificatori di Bonafede. Prendiamo il Daspo, per esempio. Che vuol dire concretamente? Già oggi esistono strumenti di pena e sanzione (anche accessorie) che interdicono dai pubblici uffici, che consentono i licenziamenti dei funzionari pubblici, che vietano a corrotti e corruttori – anche imprese – i rapporti con la pubblica amministrazione. Un magistrato come Bruti Liberati oggi mette in guardia dalla cancellazione di ogni premialità, di ogni incentivo. Questo potrebbe portare a forme di disincentivo alle collaborazioni, a forme di “riparazioni” in grado di aiutare davvero a svelare patti corruttivi che per loro natura (in genere patti a due) sono di difficile emersione. E quando scatterebbe il Daspo di Bonafede? Ovviamente, a sentenza definitiva pronunciata. Cioè anni e anni dopo l’inizio delle indagini. E nel frattempo i presunti colpevoli potrebbero tranquillamente continuare ad operare…. Per non parlare dell’escamotage di sostituire un amministratore delegato condannato definitivamente e sottoposto al Daspo perpetuo con altra persona che potrebbe dare continuità al “lavoro”…
  8. E dove va a finire il concetto di pena come riabilitazione? Anche questo è un tema da tenere in considerazione, se si vuole rimanere nell’ambito dei principi civili e costituzionali.
  9. Anche la questione dell’agente sotto copertura appare fuffa. Bonafede è ambiguo. Nel nostro ordinamento sarebbe possibile allargare la presenza di agenti sotto copertura già previsti per tanti gravi reati anche a quelli di corruzione. Come dice lo stesso ex procuratore Roberti, sarebbe un “ufficiale di polizia giudiziaria dotato di professionalità specifica, che si infiltra all’interno di una trama corruttiva, per scoprirla e bloccarla….uno strumento investigativo nelle mani del magistrato…”. Cioè si tratterebbe di uno strumento in più sul quale, di per sé, si può discutere. Ma sapendo che una figura di questo tipo è radicalmente diversa da quella dell’agente provocatore accarezzata dai 5 Stelle. L’enfasi con la quale Bonafede presenta questa ipotesi è altrettanto ambigua. Accarezza e vellica le pulsioni di chi vorrebbe provocatori in giro per uffici a proporre tangenti per stimolare reati e, in fondo, quella pericolosa cultura che considera tutti “presunti colpevoli”.

Ho l’impressione che questa roba sia agitata dal ministro della Giustizia come pendant al pacchetto sicurezza di Salvini. Come
corrispettivo di provvedimenti pericolosi e inefficaci per la sicurezza quali quello sulla legittima difesa.

La lotta alla corruzione e la sicurezza dei cittadini sono cose serie. Le maneggiano oggi – con cinismo e spregiudicatezza o populismo giudiziario – i governanti attuali. Compito nostro è cercare di parlare al Paese dimostrando questo e dimostrando in Parlamento che alternative sono più giuste e più efficaci. E praticabili, come questi anni trascorsi hanno dimostrato.

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