Il bonus cultura al di là dei luoghi comuni

Focus

Più di 350.000 neo maggiorenni hanno utilizzato il bonus cultura e il 70% delle risorse è stato utilizzato per acquistare libri. 

Vogliamo riportare i ragazzi a teatro, aprirgli le porte dei cinema, permettergli di scoprire il mondo attraverso la lettura, le mostre, i concerti, perché esiste una domanda di cultura da parte dei più giovani che ha solo bisogno di emergere, di essere accessibile, di essere sostenuta.
L‘affermazione secondo la quale i giovani sarebbero dei consumatori “deboli” di cultura cambia profondamente se si articola il concetto stesso di “consumo culturale”. E’ infatti evidente che i giovani sono forti consumatori, ad esempio, di musica di largo consumo nelle sue varie declinazioni, di fumetti, di letteratura generazionale e di spettacoli cinematografici. Con questa consapevolezza leggiamo i dati che siglano il successo del Bonus Cultura a un anno e mezzo dalla sua nascita.
Più di 350.000 neo maggiorenni hanno utilizzato il bonus cultura e il 70% delle risorse è stato utilizzato per acquistare libri. Tre milioni di euro spesi solo negli ultimi sette giorni per libri cinema e musica. Una scommessa importantissima che il Governo Renzi ha lanciato a fine 2015 permettendo di ottenere 500€ da spendere in cinema, concerti, eventi culturali, libri, musei, monumenti e parchi, teatro e danza, a chi ha compiuto 18 anni nel 2016 e che è stata rinnovata anche per tutti i giovani residenti in Italia che diventano maggiorenni nell’anno 2017. 
I 18enni sono un simbolo. Diciamo ai ragazzi che sono cittadini e non solo consumatori” con queste parole Matteo Renzi nel 2015 lanciava il progetto e oggi più che mai questo impegno è volto a sottolineare alcuni valori fondanti della nostra cultura politica. Innanzitutto la centralità dei giovani e della loro curiosità culturale che ne fa attori principali del futuro del nostro Paese. Promuovere la cultura, partendo dalle giovani generazioni fa nascere una maggiore consapevolezza che stimola nei ragazzi lo sviluppo di una propria coscienza critica, per analizzare il mondo che li circonda e gli eventi che lo muovono. In secondo luogo l’importanza dei prodotti culturali e dell’educazione permanente come motore dello sviluppo del capitale cognitivo del paese, ovvero del sapere sociale diffuso, fattori cruciali per competere nel mercato globale, dove le parole chiave sono innovazione e flessibilità. La varietà e la novità delle esperienze culturali accrescono infatti il capitale cognitivo di una comunità e dunque produttività e PIL.
Le imprese del sistema produttivo culturale valgono il 7,3% del totale, circa 80 miliardi di euro. Ma la cultura ha sul resto dell’economia un effetto moltiplicatore pari a 1,67: in altri termini, per ogni euro prodotto dalla cultura, se ne attivano 1,67 in altri settori. Gli 80 miliardi, quindi, ne ‘stimolano’ altri 134, per arrivare a quei 214 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale.Un terzo asset del Bonus cultura riguarda la scelta di sostenere la domanda. Tradizionalmente l’investimento pubblico in cultura va prima alla tutela che alle attività, mentre la scelta di sostenere la domanda cambia la prospettiva, avendo a cuore che non si tratti solo di aumentare il numero di lettori o spettatori. Ma forse prima di tutto, si tratti di alimentare un pubblico qualificato per prodotti culturali innovativi e di alto livello, e stimolare una domanda latente, che esiste, soprattutto tra i giovani ma che non si manifesta se non sollecitata, incentivata, accompagnata.I giovani sono formidabili consumatori di cultura, se si intende quest’ultima come l’insieme delle attività che contribuiscono a definire e ad esprimere l’orizzonte di senso degli individui e della società. Perchè la povertà educativa e culturale, prima ancora che la povertà di reddito, sono tra i pericoli peggiori per la democrazia .
Per questo il Bonus Cultura è un fondamentale strumento di cittadinanza e di crescita culturale per il paese, una politica che dobbiamo avere il coraggio di rendere strutturale e la forza di far diventare esperimento a diffusione europea.

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