Tagliano sulla cultura e provano a dire il contrario

Focus

Il governo prova a difendersi parlando di uno spostamento momentaneo di risorse, ma dal Pd: “Siamo al gioco delle tre carte”

Un taglio di 100 milioni al bonus cultura. E’ quanto fatto dal governo per finanziare il decreto crescita. Un’operazione che non poteva non suscitare polemiche. Il Pd e il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi protestano, ma per il viceministro Economia e finanze Laura Castelli e il ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli è solo un prestito.

Il governo alla disperata ricerca di risorse sembra fare il gioco delle tre carte, spostando quanto già stanziato per altro. E la nota congiunta di Bonisoli e Castelli lo ammette candidamente: “ Sono stati solo ed esclusivamente anticipati 100 milioni di euro per il dl Crescita. I fondi saranno stanziati di nuovo tra qualche settimana”.

Nell’attesa di verificare che sia così, in passato i governi di centrodestra hanno sempre usato la cultura come un bancomat, il Pd presenta un’interrogazione urgente rivolta al ministro. L’interrogazione presentata in Senato a prima firma del presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci, di Matteo Renzi e Roberto Rampi e sottoscritta da molti senatori dem accusa: “Il bonus era già stato ridotto con la legge di bilancio passando da una copertura di 290 milioni ad una di 240. E’ evidente che questo nuovo taglio si configurerebbe come una progressiva abolizione di 18 app. Il bonus introdotto dal governo di Matteo Renzi ha avuto un notevole successo, ed il 75% del suo consumo è rivolto all’acquisto di libri. Come scrive giustamente l’Aie, non si può pensare alla crescita, tagliando 100 milioni ai giovani. Il ministro Bonisoli intervenga subito per correggere questo svarione”.

Anna Ascani capogruppo dem nella commissione cultura della Camera parla di “scelta incomprensibile”. Mentre il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi si dice incredulo: “Si pensa a un decreto crescita tagliando proprio sulla cultura e quindi sul futuro dei giovani: il bonus cultura 18app ha aiutato le famiglie italiane dimostrandosi un investimento utile, che ha contribuito in modo rilevante alla crescita del Paese e, in particolare, al settore librario. E’più che mai necessario per sostenere la domanda di cultura degli italiani”. In seguito alla precisazione del governo Levi si è detto “soddisfatto e fiducioso che davvero ai ragazzi nati nel 2000 non sarà tolto un solo euro”.

Ma è ancora Anna Ascani che risponde al governo parlando di una “nota congiunta Mef e Mibac ridicola. Siamo al gioco delle tre carte. L’articolo 50 (disposizioni finanziarie) del decreto crescita pubblicato in gazzetta ufficiale parla chiaro: nel 2019 il Bonus cultura è stato tagliato di 100 milioni di euro. Il resto è solo propaganda”. La deputata dem spiega meglio: “Nel corso della discussione dell’ultima legge di bilancio grazie alla nostra azione parlamentare abbiamo evitato il taglio per i nati nel 2000, adesso con il decreto crescita il taglio viene inflitto ai nati nel 2001”. Ascani spiega che “la copertura che contestiamo prevede infatti l’utilizzo di 100 milioni di euro per l’anno 2019, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 979, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, che è appunto 18app. Da Bonisoli e Castelli un goffo tentativo di nascondere la realtà, se il governo ha bisogno di un anticipo può tranquillamente prendere i soldi da altre misure, ma non dalla cultura che sta subendo già tagli pesantissimi per colpa di questa maggioranza”.

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