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Intanto l’economista della Lega compra titoli esteri…

Immaginiamo che un risparmiatore italiano decidesse di acquistare 400mila euro di titoli di Stato (e obbligazioni) straniere, senza considerare nemmeno lontanamente Bot e Btp italiani. Fin qui nulla di stravagante. Ma se quel cittadino fosse un esponente di spicco di un partito che sta per mettere piede a palazzo Chigi sarebbe ancora tutto nella norma?

Stiamo parlando del deputato leghista e consigliere economico di Salvini, Claudio Borghi. Lui, nemico numero uno della moneta unica, che un giorno sì e l’altro pure esterna parole sovraniste e antieuropeiste – alimentando le tensioni finanziare di questi giorni – preferisce investire oltreconfine. Ultimamente ha acquistato, oltre a 7.160 euro in fondi d’investimento, 350 mila euro in obbligazioni estere e 50 mila euro in titoli di Stato esteri.

Ma quel che più atterrisce è che quella scelta finanziaria risulta addirittura coerente con le sue idee: se l’intenzione infatti è quella far uscire l’Italia dall’Euro (vedi il piano B evocato da Savona) è chiaro che al professore economista non conviene affatto avere tra le mani titoli di Stato in procinto di crollare. Chi comprerebbe i titoli di uno Stato che ridenomina il debito estero a suo piacimento?

La scelta di Borghi confermerebbe peraltro quello che ormai tutti gli analisti sostengono, ossia che i Btp farebbero una brutta fine sotto la guida di un governo favorevole all’abbandono della moneta unica. Con tanti saluti a quei (pochi) inguaribili romantici che ancora credono nel nostro Paese.

Duro il commento nei confronti di Borghi da parte del finanziere Davide Serra: “Se tutti facessero come lei – ha scritto su Twitter – non ci sarebbero soldi in nessuna banca italiana per mutui, prestiti a aziende, debito pubblico che finanzia pensioni e lo Stato fallirebbe”.

Ma non è tutto. Il professione economista della Lega, sempre in ambito finanziario, in questi giorni si è caratterizzato anche per le sue esternazioni che hanno fatto crollare il titolo di Monte dei Paschi di Siena. Aveva detto, l’economista, che il cambio della governance di Mps “non entra nel contratto ma è abbastanza probabile, quasi naturale pensarlo”, facendo franare il titolo a Piazza Affari. E la domanda che allora ci si pone è: si stanno forse dando informazioni che non si dovrebbero dare? Chissà.

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