“Ecco come ribalteremo la Brexit”. Parla Andrew Adonis

Focus

Intervista all’esponente del partito laburista: “Il nuovo governo italiano mi ricorda molto il movimento populista pro-Brexit guidato da Nigel Farage”

Andrew Adonis è uomo dalle molte vite. Figlio di un modesto emigrato cipriota, si è guadagnato la laurea a Oxford a forza di borse di studio per poi insegnarvi Storia politica. Editorialista del Financial Times e dell’Observer, entra nel Labour Party con Tony Blair diventando poi il capo della Policy Unit del suo secondo governo. Da ministro dell’Educazione ha promosso una coraggiosa riforma della scuola pubblica, all’insegna dell’autonomia e dell’efficienza soprattutto nelle zone più disagiate del paese, guidando poi dal think tank Progress il lavoro di riflessione culturale avviato dal Labour dall’opposizione.

Oggi è alla guida della più incisiva campagna di mobilitazione pubblica per un ripensamento della Brexit, proprio mentre la Gran Bretagna si avvicina alla data limite del marzo 2019 entro la quale dovranno essere negoziati i termini precisi della fuoriuscita dall’Unione europea. Nel libro “Saving Britain”, scritto con il giornalista Will Hutton e pubblicato proprio oggi, disegna un possibile itinerario culturale, sociale e politico per non perdere gli ultimi fili che legano la Gran Bretagna all’Europa comunitaria.

Quale lezione viene all’Italia dalla vicenda Brexit?
L’esempio che possiamo fornire a Paesi come l’Italia è che i britannici hanno scoperto il valore dell’Unione europea solo quando si sono trovati di fronte all’imminenza della fuoriuscita. Per tutti i 45 anni della nostra permanenza nell’Unione non siamo mai riusciti a far prevalere nel dibattito pubblico le ragioni dell’Europa, anche perché noi europeisti abbiamo tutto per scontato. Inoltre abbiamo fallito nel nostro tentativo di rendere l’Unione più popolare per rispondere alla sfida dei populisti: non abbiamo mai riunito i parlamenti dei paesi membri, non siamo mai riusciti a far dialogare con regolarità i politici delle diverse nazioni (con l’eccezione dei Capi di Stato o dei ministri) e non possiamo certo affermare che esista una “società civile europea” degna di questo nome. Si tratta di obiettivi naturali per un progetto come quello comunitario. E proprio oggi, alla luce dei fallimenti che abbiamo davanti, i paesi fondatori dell’Unione europea (a partire dall’Italia) dovrebbero tornare a lavorarci con grande urgenza: ad esempio convocando un nuovo “Congresso di Messina” proprio sul tema della democrazia europea. D’altra parte nel caso dell’Italia, che è anche membro dell’area Euro, l’uscita dall’Unione europea potrebbe avvenire solo con un enorme livello di devastazione economica e occupazionale.

Perché impegnarsi con tanta passione, come sta facendo in questi anni, per ribaltare il risultato di un referendum popolare?
La mia campagna ha l’obiettivo di convocare un nuovo referendum in cui si chieda ai cittadini britannici se sono d’accordo con i termini concreti della fuoriuscita dall’Unione europea. Nel 2016 nessuno ha votato per essere più povero (economicamente o spiritualmente). E oggi che l’elettorato britannico ha finalmente compreso la prospettiva reale che si trova davanti, sono convinto che la formulazione decisa da Theresa May per uscire dall’Unione possa essere respinta da un nuovo voto popolare. Con il risultato di avviare quelle grandi riforme di cui la Gran Bretagna ha bisogno per migliorare la nostra economia, la nostra democrazia e persino la nostra società. La Brexit va in direzione assolutamente contraria, peggiorando la condizione dei nostri cittadini e in particolare dei ceti più disagiati che nel 2016 votarono in grande maggioranza per l’uscita dall’Unione europea nella convinzione che ne sarebbe venuto un qualche miglioramento.

Come valuta il governo guidato da Salvini e Di Maio?
Il nuovo governo italiano mi ricorda molto il movimento populista pro-Brexit guidato da Nigel Farage: totalmente irresponsabile ma dotato di largo consenso, con un mix di nazionalismo di estrema destra e di slogan che promettono di migliorare la vita dei ceti più deboli. Il vostro governo, analogamente a quello che si è insediato in Gran Bretagna subito dopo la vittoria della Brexit, certifica il fallimento di una politica che finora si è mossa lungo linee tradizionali e che deve rapidamente reinventarsi. Pensiamo ad esempio ai limiti mostrati dal “centro riformista”, con la sconfitta oggi di Renzi e ieri di Gordon Brown e poi di David Cameron: un’idea che deve essere del tutto rifondata.

D’altra parte il tema antieuropeo vede una saldatura tra i radicalismi di destra e di sinistra
Sì, è così. Perché la destra estremista guarda alla Brexit perché vuole indebolire lo Stato di diritto, puntando a fomentare il caos e a creare le condizioni perché i ceti più forti se ne avvantaggino economicamente. E il legame con i populisti di sinistra permette di creare un fronte comune che guarda anche ai ceti che si sono impoveriti drammaticamente dopo la crisi finanziaria del 2007/2008 e che sono spaventati dalla crescita dell’immigrazione clandestina.

La vittoria dei populisti nasce anche da nostri errori?
Certamente. E, per quello che posso comprendere, l’incapacità principale dei governi a guida PD è stata nella mancata soluzione alla crisi migratoria. Se la politica tradizionale non riesce a gestire le crisi sociali, apre di fatto le porte ai populisti e alla loro propaganda fondata sull’odio e sulle promesse pseudo-rivoluzionarie. E’ quello che è accaduto oggi in Italia e ieri in Gran Bretagna.

Qual è il suo giudizio sulla leadership laburista di Corbyn?
Corbyn è molto efficace nella mobilitazione, soprattutto se si guarda ai giovani. Dispone di alcune risposte (in tema di giustizia sociale e d’irresponsabilità delle classi agiate) ma sulla grande questione dell’Europa ha scelto di rimanere alla finestra. Tuttavia riuscirà a vincere le prossime elezioni solo e soltanto se aderirà al movimento anti-Brexit: un fenomeno in enorme crescita, che rappresenterà anche per lui un test di leadership e la vera sfida politica del futuro. Per quanto mi riguarda, considerandomi a tutti gli effetti un modernizzatore laburista, auspico che Corbyn si metta alla guida del movimento.

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