May si salva ma è sempre UKaos. In cerca del ‘Piano B’

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L’appuntamento è per il 29 gennaio per trovare una soluzione alla crisi

Il Parlamento britannico discuterà il ‘Piano B’ sulla Brexit il prossimo 29 gennaio. Lo ha annunciato la ministra britannica per i Rapporti con il Parlamento, Andrea Leadsom, precisando che la premier, Theresa May, presenterà lunedì 21 gennaio di fronte ai deputati “una dichiarazione e una mozione” sui prossimi passi del governo nel percorso di uscita dall’Ue. La mozione verrà quindi discussa il 29 gennaio per un’intera giornata dai parlamentari riuniti.

Si ritorna subito a lavoro, quindi, dopo che la Camera dei Comuni ha respinto, con 325 voti contro 306, la mozione di sfiducia presentata dai laburisti contro il governo guidato dal primo ministro britannico. Si salva Theresa May, ma dopo il no di martedì scorso all’accordo sulla Brexit, il Regno Unito resta nel caos.

Per il leader dei labour Jeremy Corbyn non è che ci fossero grandi speranze di vedere approvata la sfiducia, perché il pesante segnale di martedì è stato innanzi tutto politico, ma oggi hanno prevalso la paura di nuove elezioni, il timore d’un governo Corbyn e anche la preoccupazione di perdere il posto in parlamento. E così i 118 tories e i 10 unionisti nordirlandesi che martedì, insieme all’opposizione, hanno mandato sotto il loro stesso governo di ben 230 voti, segnando così una sconfitta clamorosa per May, oggi sono tutti diligentemente rientrati nei ranghi, votando contro la mozione di sfiducia.

May supera la sfiducia e rilancia i colloqui con l’opposizione

Corbyn aveva commentato il siluramento dell’accordo sull’uscita dall’Unione Europea, affermando che “qualunque altro primo ministro” del Regno Unito si sarebbe dimesso; invece, ad appena 24 ore dalla batosta, la May è tornata a mostrare sicurezza, probabilmente dopo aver tirato un bel respiro di sollievo. Altro che dimissioni: il primo ministro si è dichiarata pronta a incontrare tutti i leader dell’opposizione, a partire da stasera, per cercare di trovare una linea comune con l’obiettivo di “attuare la Brexit”.
Continueremo a lavorare – ha dichiarato May, prendendo la parola alla Camera dei Comuni – per rispettare la solenne promessa fatta al popolo di questo Paese di esprimere il voto del referendum e lasciare l’Unione europea. Penso che questo dovere sia condiviso da tutti i membri del Parlamento e abbiamo la responsabilità di trovare una soluzione che assicuri l’appoggio del Parlamento. A tal fine propongo una serie di incontri tra parlamentari e i rappresentanti del Governo nei prossimi giorni. Vorrei anche invitare i leader dei partiti parlamentari a incontrarmi singolarmente e vorrei iniziare questi incontri questa sera“.

Corbyn: “Il governo elimini la possibilità di una Brexit senza accordo”

La risposta di Corbyn non si è fatta attendere: “Prima che ci possa essere qualsiasi discussione positiva sul da farsi – ha detto il leader laburista – il Governo deve eliminare chiaramente, una volta per tutte, la prospettiva della catastrofe di un uscita dall’Ue senza accordo e tutto il caos che ne risulterebbe. Invito il Primo Ministro a confermare ora che il Governo non consideri una Brexit dall’Ue senza accordo“.

Brexit, le prospettive

Che accadrà a questo punto? Lo spettro di un’uscita dall’Ue ‘no deal‘, senza un accordo, fa tremare i polsi un po’ a tutti, e ora, con May ancora alla guida del governo conservatore, si tenterà di andare a un nuovo accordo oppure a un nuovo referendum. Le difficoltà ci sono per entrambe le ipotesi, ma per ora i primi segnali che arrivano dai mercati, con la sterlina che si rafforza sul dollaro, in linea con quanto accaduto ieri, sono positivi. Insomma, gli investitori comprano sterline e scommettono che il Regno Unito eviterà un ‘no deal‘ o un’hard Brexit, un’uscita senza accordo dall’Unione europea, che avrebbe conseguenze catastrofiche per il Paese.

Da parte dell’UE sembrerebbe che segnali di apertura ci siano. Il capo negoziatore Ue Michel Barnier, conferma sì che l’accordo giuridico tra Ue e Regno Unito non si tocca (in particolare sul ‘backstop’, per evitare il ritorno della frontiera irlandese) ma aggiunge che è possibile modificare la dichiarazione politica sulla relazione futura.

Inoltre, il quotidiano britannico Times scrive che, proprio a seguito della pesante sconfitta subita da May, diplomatici e funzionari dell’Unione Europea stanno lavorando a una estensione della procedura di uscita sancita dall’Art.50. Finora si era sempre pensato a una proroga dal 29 marzo fino alla fine di giugno, mentre ora si stanno cercando le strade giuridiche per rinviare l’uscita della Gran Bretagna al 2020.

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