Brexit, ecco il piano B della premier May

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La premier ha anche confermato che è stata revocata la tassa per la registrazione dei cittadini Ue immigrati in Gran Bretagna

Il leader del partito laburista dell’opposizione britannica Jeremy Corbyn apre la strada a un nuovo referendum su BrexitDopo che l’accordo di divorzio dalla Ue è stato bocciato la scorsa settimana dal parlamento britannico, il premier Theresa May ha proposto di modificarlo, nel tentativo di conquistare i conservatori ribelli e il partito nordirlandese che sostiene il suo governo.

Il Labour Party è sceso esplicitamente in campo per chiedere il voto in Parlamento a Westminster su un secondo referendum sulla Brexit. E’ la prima volta che il partito chiede ai parlamentari di valutare formalmente l’ipotesi di un secondo referendum, anche se l’emendamento, scrive il Guardian, non impegna affatto la leadership del partito a schierarsi per il referendum nel caso che il voto si tenesse davvero.

Ma il ‘piano B’ di Theresa May in realtà non esiste: è il ‘piano a’, ma senza il backstop o comunque con modifiche al contestato meccanismo che rischia di spaccare il partito Tory. Ma siccome Bruxelles finora è stata irremovibile, la strada rimane tutta in salita.

L’emendamento al governo di Theresa May, che è stato depositato nella notte, chiede di votare su una duplice opzione, il ‘cosiddetto piano B’ oppure se legiferare “per organizzare una consultazione popolare su un accordo o una proposta” che sia sostenuta da una maggioranza ai Comuni. Al momento il Labour Party è diviso su chi, come Jeremy Corbyn e alcuni dei suoi più stretti alleati, sono contrari a un secondo referendum e chi è più entusiasta come il portavoce, Keir Starmer.

La premier però non demorde e ha annunciato un ritorno a Bruxelles per tentare di strappare nuove concessioni che potrebbero convincere gli scettici. Tornerà in aula martedì prossimo, quando i deputati potranno discutere del suo approccio e votare emendamenti che propongano un percorso diverso.

L’emendamento laburista ha chances minime di successo, perchè necessita del voto favorevole dei deputati del partito conservatore di May, che difficilmente appoggeranno una proposta del leader Labour Jeremy Corbyn. Ma di fatto è la prima volta che nell’aula dei Comuni entra nero su bianco un testo che solleva la possibilità di un secondo voto popolare sulla Brexit. Sull’ammissibilità degli emendamenti deciderà lo speaker della Camera John Bercow. Se la prospettiva di un secondo referendum diventasse reale – e i sondaggi continuano a mostrare che c’è una possibilità che Brexit sia bloccato – allora i pro-Brexit potrebbero decidere che l’accordo di May sia migliore di una marcia indietro.

Secondo alcuni May sta solo cercando di arrivare il più vicino possibile al 29 marzo, il giorno in cui senza accordo il Regno Unito sarà automaticamente fuori dall’Unione, in modo da presentare il suo accordo come unica alternativa e ottenere così una maggioranza all’ultimo minuto

Revocata la tassa per la permanenza dei cittadini Ue 

Il governo britannico abolirà la tassa di 65 sterline che chiede ai cittadini Ue che vivono nel Regno unito per presentare domanda di residenza permanente dopo la Brexit, il cosiddetto “settled status” ha annunciato la premier Theresa May parlando alla Camera dei Comuni del piano B post Brexit del suo governo.

In base alle norme in vigore, i cittadini Ue, che da ieri possono fare domanda online di “settled status”, per il momento solo attraverso una app di Android, devono pagare 65 sterline se maggiori di 16 anni, 32,5 sterline se hanno meno di 16 anni. May ha detto in parlamento di aver ricevuto “descrizioni molto vivide” del meccanismo.

“Posso confermare oggi che quando il meccanismo diverrà pienamente operativo il prossimo 30 marzo il governo abolirà l’onere per la presentazione della domanda cosicchè non ci sia alcuna barriera finanziaria per i cittadini Ue che vogliono restare. Chi ha fatto domanda nella fase di prova riceverà un rimborso della tassa”.

Il rammarico per l’assenza di Corbyn

“Mi dispiace che il leader dell’opposizione”, Jeremy Corbyn, “abbia scelto di non partecipare a questi incontri, spero che rifletta su questa decisione, data l’importanza” del tema, ha affermato la premier britannica, di fronte alla Camera. “Dobbiamo lavorare insieme per uscire dallo stallo”.

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