Brexit, c’è una nuova intesa: riuscirà a convincere Westminster?

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Il giudizio di Corbyn è netto: “La May ha fallito”

I parlamentari britannici voteranno oggi sull’accordo sulla Brexit di Theresa May. Un accordo da sempre in salita e divisivo che però nelle ultime ore sembra arrivato ad una svolta decisiva: il primo ministro ha infatti ottenuto modifiche “legalmente vincolanti” in seguito alle trattative dell’ultimo minuto a Strasburgo con l’Unione Europea.

Quali sono i cambiamenti ‘vincolanti’?

Sono tre i cardini dell’intesa dell’undicesima ora strappata da Theresa May. Tre punti su cui la premier britannica, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e il capo negoziatore, Michel Barnier, fanno leva per alimentare la speranza di un via libera alla ratifica da parte del riottoso Parlamento di Westminster.

Le tre novità sono: un cosiddetto “strumento condiviso legalmente vincolante”, allegato all’accordo di divorzio raggiunto a novembre, che garantisce al Regno Unito di non restare “intrappolato” a tempo indefinito in quel supplemento di unione doganale europea che l’eventuale attivazione del backstop comporterebbe temporaneamente. E di potersi rivolgere in caso di controversia a un arbitrato indipendente per dirimere la questione. Una “dichiarazione unilaterale” allegata alle intese dalla sola parte britannica (ma senza essere smentita da Bruxelles) che afferma come nulla di quanto previsto dall’accordo di recesso possa impedire in futuro al Regno di mettere fine con decisione sovrana alla propria adesione allo stesso backstop, laddove l’Unione mostrasse di volerne prolungare la durata. Infine una “dichiarazione congiunta” collegata con quella sulle relazioni future che impegna le parti a definire entro il dicembre 2020 – ossia entro la fine del previsto periodo di transizione post divorzio – soluzioni alternative al backstop per assicurare un confine irlandese senza barriere. Per esempio immaginando il ricorso a nuove tecnologie avanzate di controllo che non impongano lo stop a persone e merci.

Per il vicepremier di fatto del governo May, David Lidington, si tratta di documenti che hanno lo stesso “valore legale” dell’accordo di novembre tra Londra e i 27.

La reazione dei Laburisti

Per il leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, e per il suo ministro ombra per la Brexit, Keir Starmer, le cose non stanno così.

Si tratta di certo di passi in avanti per venire incontro alla premier e alle resistenze della sua maggioranza, specialmente quelle dei falchi Tory brexiteer e degli alleati della destra unionista nordirlandese del Dup. Ma sono passi che tuttavia non cancellano almeno due punti deboli: il primo riguarda gli impegni previsti nei tre allegati erano in effetti già indicati, almeno in sostanza, nella lettera di rassicurazioni (insufficiente per Westminster) inviata dallo stesso Juncker e del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, qualche settimana fa. E non modificano il testo originario dell’accordo, integro con le sue 585 pagine come voleva Bruxelles. Il secondo controverso punto riguarda l’eliminazione del backstop per il Regno Unito: nella prima bozza della mozione che il governo intende mettere ai voti del Parlamento (e che recepisce in cinque punti i tre documenti nuovi, assieme all’accordo di divorzio e alla dichiarazione politica sulle relazioni future di novembre) è scritto nero su bianco che “i cambiamenti” introdotti “riducono il rischio” di una proroga “indefinita” del backstop per il Regno ma non lo eliminano del tutto.

I laburisti non sono convinti e i Tory?

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