Altro che sconfitto, Macron guida le danze. Conte fantasma

Focus

L’attivismo de presidente francese, ma anche di Sanchez e altri, per la ridefinizione dei nuovi equilibri europei. Italia grande assente

A poco più di 48 ore dalla chiusura delle urne per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo sono già entrate nel vivo le trattative tra i capi di Stato per stabilire i nuovi equilibri della Ue.
Oltre alla presidenza della Commissione e al ruolo di Alto commissario, nella giostra delle trattative entrano le poltrone in scadenza del Consiglio europeo e della Bce.

L’attivismo di Macron…

A voler giocare un ruolo da playmaker già in queste prime ore sembra essere il presidente francese Emmanuel Macron, attivissimo nel programmare la sua agenda in chiave europea.
Troppo frettolosi sono stati i commenti di chi ha dato per sconfitto nel voto di domenica il numero uno dell’Eliseo. In realtà, come spiegano dallo stesso entourage del presidente, con il 22,4% delle preferenze La Rèpublique en Marche ha dimostrato di essere più che vitale, dopo un anno di bordate da parte dei Gilets Jaunes, incassando un risultato più che onorevole in un voto arrivato a metà del mandato presidenziale.

Di tutto questo è più che consapevole Macron, che già ieri sera ha visto a cena Pedro Sanchez (che con i 20 eurodeputati del suo PSOE sarà la delegazione più numerosa nel gruppo S&D), e oggi, in vista del pre-vertice tra i capi di Stato e di governo che si terrà a cena, ha messo in fila un pranzo con i premier socialisti e liberali di Spagna (Sanchez), Belgio (Michel), Olanda (Rutte) e Portogallo (Costa) e un incontro con i leader del gruppo di Visegrad (Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria).

Al centro dei colloqui, verosimilmente, il nodo della nuova maggioranza che guiderà il Parlamento europeo appena eletto, con in pole position l’ipotesi di un accordo – caldeggiata dallo stesso Macron -, tra Ppe, S&D, Liberali e forse Verdi, ma anche le nuove priorità che l’Unione dovrà mettere al centro dell’agenda 2019-2024; perché una cosa è certa: se è vero che l’onda sovranista è stata arginata, è vero anche che la maggioranza storica Ppe-Socialisti per la prima volta basta da sola e che, dunque, nel quadro di un’Europa agitata da paure e spinte contrapposte, nulla potrà più essere come prima.

…e di Pedro Sanchez

Anche il presidente spagnolo Sanchez, forte di un risultato che ha consolidato la sua leadership, si è mostrato particolarmente attivo, incontrando non solo Macron ma anche, in un bilaterale, la cancelliera Merkel. A essere oggetto di braccio di ferro in queste ore è la questione dello spitzenkandidat, la figura indicata dai partiti europei per la guida della Commissione. Tutti rivendicano quella poltrona per sé, ma con ogni probabilità la mediazione potrebbe trovarsi sul superamento dei nomi dei tre grandi partiti, (Weber-Ppe, Timmermans-S&D e Vestager- Alde) e dunque su una terza figura.

Italia non pervenuta

Quale che sarà l’esito della partita, che si prevede lunga e che difficilmente si concluderà prima dell’estate, quello che è certo è che la grande assente dal giro frenetico di pranzi, cene e incontri bilaterali è l’Italia. Non inclusa, per forza di cose, nei colloqui tra leader socialisti e liberali, è infatti esclusa anche dai faccia a faccia con quelli che Salvini indica come i suoi alleati naturali, quelli del gruppo di Visegrad, sia perché tecnicamente non ne fa parte e sia perché, nella pratica, le politiche perseguite dal quartetto dell’est sono opposte a quelle invocate dallo stesso ministro dell’Interno, ad esempio sulla redistribuzione dei migranti.

Dunque, se tutto andrà bene, il ruolo che aspetta l’Italia potrebbe limitarsi a quello di porta acqua a un blocco i Paesi, con tutto il rispetto, minori. Con buona pace del mega-progetto di Salvini, che continuando a ignorare contraddizioni e palesi incompatibilità sul piano degli interessi nazionali, ancora immagina un gruppo unico dei conservatori che insidi il terzo posto all’Alde. Un sogno che, azzardiamo una scommessa, rimarrà nei cassetti di via Bellerio.

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