A cosa serve il mini vertice di Bruxelles sui migranti

Focus

La riunione informale non parte sotto i più buoni auspici e la proposta della Merkel fa preoccupare

Quello che si sa con certezza è che domenica a Bruxelles sarà una giornata molto difficile. Cosa succederà ancora non è dato saperlo ma potrebbe segnare un momento di crisi senza precedenti per l’Europa.

Sul tavolo c’è la questione dei migranti, la vera emergenza politica (non numerica) dell’Europa. Perché le posizioni tra i paesi membri sono diverse e anche i comportamenti che ne conseguono. E’ per questo che c’è bisogno di un’interlocuzione chiara per affrontare il problema insieme e non farlo gestire sempre ai soliti noti.

E proprio per questo è stato convocato un mini-vertice a Bruxelles a cui dovrebbero partecipare Italia, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Austria, Bulgaria, Malta e Grecia, per preparare al meglio il Consiglio europeo di domenica 28 giugno. Ma il mini summit rischia di allargare le distanze del già diviso fronte europeo.

La riunione convocata dal presidente Juncker inizialmente con solo otto invitati ha visto un allargamento della platea per il grande interesse sul tema. “Ai primi otto paesi si sono aggiunti altri otto – ha precisato un portavoce della Commissione europea -. Nessuno è escluso, tutti sono invitati a questo processo in corso e nessuno è obbligato a parteciparvi. Oggi pomeriggio abbiamo un incontro degli sherpa e le discussioni vanno avanti”.

Chi non ci sarà però già si sa

Sono i Paesi del gruppo di Visegrad – i grandi amici di Salvini- favorevoli alla linea dura sull’immigrazione, che hanno annunciato che non parteciperanno al mini vertice perché interpretano la riunione come una manifestazione di sostegno alla cancelliera tedesca Angela Merkel. “Il mini vertice di domenica è inaccettabile, noi non intendiamo partecipare, vogliono riproporre una vecchia proposta che noi già abbiamo rifiutato”, ha sottolineato il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki al termine di una riunione con gli omologhi di Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia a Budapest.

Una lettura della riunione che la stessa Cancelliera ha rimandato al mittente, specificando che non ci sarà nessun voto finale su un testo congiunto ma solo “un primo scambio con gli stati interessati” in una riunione di lavoro informale.

Ma se il clima è così teso  e divisivo l’apertura paventata dalla Merkel non fa ben sperare. La Cancelliera ha infatti parlato della possibilità di trovare “accordi bilaterali, trilaterali e multilaterali” tra Paesi visto che una visione comune del problema non c’è. Il cancelliere pensa in particolare a paesi come l’Italia, la Grecia o la Bulgaria, che a causa della loro posizione geografica, hanno da anni sopportato l’onere più pesante in termini di accoglienza dei migranti.

Ma può essere davvero questa la risposta?

O questa soluzione rischia di compromettere per sempre l’essenza del progetto europeo minandone la sua stessa sopravvivenza? Forse la risposta si trova tutta nella frase pronunciata da ministro francese dell’economia Bruno Le Maire di qualche giorno fa: “L’Europa è in uno stato di decomposizione perché i suoi Paesi provano a trovare soluzioni nazionali a problemi che possono solo avere soluzioni europee”. Quando lo capiremo?

Vedi anche

Altri articoli