Tutti contro la manovra. Ma Tria tira dritto: “Le stime non cambieranno”

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Al via le audizioni sul ddl Bilancio con le critiche di Bankitalia e Cnel. E lo spread sale

La sceneggiata sulla manovra conserva sempre lo stesso copione. Nonostante il botta e risposta di ieri fra governo e Commissione Ue sulle stime della crescita italiana, e l’incontro di oggi a Roma fra Tria e il presidente dell’Eurogruoppo Centeno, la posizione dei gialloverdi rimane la stessa. “Noi tiriamo dritti in totale serenità e tranquillità” ha detto in mattinata il vicepremier Salvini. Mentre il ministro dell’Economia, nel primo pomeriggio, ha ribadito il punto: “I pilastri e le caratteristiche principali della legge di Bilancio rimarranno gli stessi”.

Non si comprende, però, in che modo possano intrecciarsi dichiarazioni del genere con le parole, sempre pronunciate dallo stesso Tria, sul dialogo con l’Ue, che a suo giudizio sta proseguendo in maniera costruttiva. Da un lato, dice Tria: “Consideriamo le ragioni della Commissione sul rispetto delle regole”; dall’altro ribadisce invece di non voler cambiare quei pilastri che proprio secondo l’Ue porterebbero l’Italia a non rispettare le regole. Sarà per questo che, nei piani alti del Mef, sono ormai alla disperata ricerca di fattori eccezionali che possano giustificare margini di flessibilità sui conti pubblici.

Dall’altra parte della barricata, il presidente dell’Eurogruppo Centano continua a chiedere uno sforzo all’Italia, dicendosi fiducioso che qualcosa nella manovra cambierà. Ma il punto è che senza le modifiche alla bozza di bilancio, la Commissione sarà costretta ad avviare la procedura di infrazione sui conti pubblici. E lo farà il 21 novembre, quando da prassi è previsto il parere sulle manovre dei Paesi dell’Eurozona.

Tutti segnali di incertezza, dunque. Che inevitabilmente si riflettono sull’andamento dello spread, non a caso oggi tornato a salire.

E proprio sul differenziale Bund-Btp sono tornate le perplessità anche di Bankitalia, che in un’audizione alla Camera  – oggi è partito l’iter parlamentare della manovra – ha posto l’accento sulle conseguenze del suo andamento legato agli ultimi 6 mesi. “Lo spread ci è già costato un miliardo e mezzo”, ha sottolineato il vice direttore generale di via Nazionale, Federico Signorini, paventando il timore che i miliardi di interessi in più possano diventare oltre 5 miliardi nel 2019 e circa 9 nel 2020. Un aumento, ha aggiunto Signorini, che rischia di vanificare tutto l’impulso espansivo della manovra.

Arriva anche il rimprovero di Pier Carlo Padoan, che ha ribadito come quello di Tria sia un azzardo che il paese non merita perché basato su un quadro pieno di rischi.

Sempre dal Parlamento sono arrivate poi le critiche del Cnel (eh già, vi ricordate il Cnel?), che ha considerato inammissibile il passo indietro sulla riduzione del debito. Sul documento depositato in Audizione dall’istituto economico, è stato evidenziato anche il pericolo generale legato a “un’inversione di rotta rispetto agli impegni assunti”.

Anche Confindustria è pronta a confermare le proprie critiche in sede parlamentare. Il presidente Boccia, durante un Forum tenutosi oggi a Bolzano, ha anticipato che lunedì prossimo, in audizione, Confindustria esprimerà la propria idea sui limiti della manovra. Una critica basata sui contenuti e non alle stime di crescita.

Ma delle due l’una. O tutte le istituzioni (italiane e internazionali) tifano per un fallimento del nostro paese, o qualche correzione il governo gialloverde dovrà forse cominciarla a ipotizzare. Visto che tutti, ogni giorno, continuano ad esprimere le loro perplessità sul progetto di bilancio. E intanto Piazza Affari va giù.

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