“Tappami”, la riscossa del volontariato civico. Ma per Virginia non esiste

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Nel 2017 hanno rattoppato 3000 buche in città integrando il lavoro dell’amministrazione capitolina. Ma dal Campidoglio nemmeno una chiamata di ringraziamento

“Sono andato questa mattina in via Salaria per vedere la situazione dopo la notte da incubo per quasi 100 automobilisti e ho visto vigili e manutentori all’opera. Solo che dopo poco sono andati via senza finire il lavoro. E così mi sono messo a tappare alcune buche con il materiale che avevo in macchina”. Non si perde d’animo Cristiano Davoli, presidente del comitato Tappami, un gruppo di volontari che da anni lavora sulle strade di Roma per rattoppare a tempo di record le voragini che ogni giorno si aprono nella Capitale. Secondo le previsioni dell’Ispra  quest’anno si aprirà una voragine ogni 36 ore. Negli ultimi 8 anni si è passati da 128 voragini (16 eventi ogni anno) a più di 720 (oltre 90 all’anno). Un lavoro che sembra infinito ma, con un po’ di organizzazione e collaborazione, potrebbe davvero cambiare volto alla città.

“Abbiamo cominciato il nostro lavoro nel 2015, ci spiega Davoli, rattoppando, soltanto nel XII Municipio, circa 500 buche. Facciamo un lavoro utile e completamente gratuito, utilizzando materiale di ultima generazione che viene donato dalle aziende o che acquistiamo grazie alle donazioni. Con questo materiale riusciamo a rattoppare una strada per due o tre anni, in qualsiasi situazione di emergenza. Soltanto nel 2017 abbiamo chiuso 3000 buche, immagini cosa potremmo fare se il nostro lavoro di volontariato civico fosse istituzionalizzato, magari dotando ogni municipio di una squadra d’emergenza?”

Un lavoro prezioso che il Sindaco Raggi sicuramente apprezzerà?

La Raggi non ci si fila proprio. Ci chiamano da tutto il mondo per fare interviste e capire chi siamo e cosa facciamo ma mai nessuno dal Comune di Roma ci ha fatto una telefonata. Preferiscono parlare per slogan: prima l’anagrafe delle buche (ma se ancora non sai dove sono come puoi pensare di riempirle?), poi il piano Marshall e infine le macchine asfaltatrici prese in appalto da multinazionali e date in dotazione ad alcuni municipi. Ma la situazione delle strade di Roma è sotto gli occhi di tutti.

Date fastidio perché certificate l’inconcludenza di un’amministrazione?

Non siamo noi a certificarlo, sono le buche che lo certificano. Abbiamo cominciato a lavorare prima che la Raggi andasse in Campidoglio. Abbiamo collaborato con Tronca quando era commissario e volevamo continuare a dare una mano; c’era già un’intesa con Roberto Giachetti se avesse vinto le elezioni. Di certo non siamo simpatizzanti del Movimento 5 Stelle ma siamo comunque pronti a lavorare insieme per il bene della città. Per esempio nel II Municipio abbiamo stipulato un protocollo che funziona: a giugno finiranno le risorse a disposizione e siamo pronti a ripartire insieme. Forse è solo un caso ma il minisindaco di quel Municipio è del Pd.

All’estero, però, le buche di Roma fanno notizia.

Abbiamo fatto un’intervista con il New York Times, ma ci hanno chiamato dalla Germania. Parlando con un giornalista olandese e spiegando come ci mettiamo in gioco, lui mi diceva che ad Utrecht sarebbe impossibile un coinvolgimento del genere per i cittadini. Gli ho risposto che sarebbe anche incredibile avere delle strade ridotte così.

Ma la colpa è delle amministrazioni precedenti, così ripete spesso la Sindaca.

Quanto vogliamo andare indietro nel tempo? Ci rendiamo conto che i soldi non ci sono e che i bandi sono bloccati, ma le strade con la neve e la pioggia continuano in ogni caso a deteriorarsi. Perché non integrare il nostro servizio gratuito con quello del Comune? Noi abbiamo già dimostrato di essere importanti per la città e proponiamo un modello alternativo, perché continuare ad ignorarci?

Vogliamo fare un appello alla sindaca, affinché vi riceva?

Se ci fa una telefonata ci mettiamo volentieri intorno ad un tavolo per capire insieme cosa vuol dire il volontariato civico. Ci coinvolga sopratutto in ambito municipale, dove ci sono le strade con meno risorse a disposizione ma che sono anche le più utilizzate dai romani. Se costituissimo 15 associazioni in città potremmo arrivare a chiudere 45mila buche in un anno. Questo sì che sarebbe davvero un piano Marshall, altro che slogan.

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