Bufera su Salvini: il ministro dell’Interno “brucia” le indagini per ansia da social

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Duro scontro tra il leader leghista e il procuratore capo di Torino Armando Spataro, insorge l’opposizione. Ermini (Csm): “No a propaganda su servitori dello Stato”

E’ bufera per il tweet del ministro dell’Interno Matteo Salvini che, ad operazione di polizia ancora in corso, ha esultato per l’arresto di “quindici mafiosi nigeriani” a Torino. Una mossa pesantemente criticata dal procuratore capo Armando Spataro, che non ha gradito modi e tempi dell’intervento del leader leghista: “La notizia in questione è intervenuta mentre l’operazione era (ed è) ancora in corso, con conseguenti rischi di danni al buon esito della stessa. La polizia giudiziaria – si specifica nella nota – non ha fermato “15 mafiosi nigeriani”, ma sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare.

Secondo Spataro, il tweet di stamani ha fatto sorgere “rischi di danni al buon esito dell’operazione” e “contraddice prassi e direttive vigenti nel Circondario di Torino secondo cui gli organi di polizia giudiziaria che vi operano concordano contenuti, modalità e tempi della diffusione della notizie di interesse pubblico, allo scopo di fornire informazioni ispirate a criteri di sobrieta’ e di rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato”.

“Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell’Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso, così rispettando le prerogative dei titolari dell’azione penale in ordine alla diffusione delle relative notizie. Allo stato non si ritiene di poter fornire altre informazioni sulle indagini in corso”.

Dopo qualche ora è arrivata la reazione, come al solito scomposta, del ministro dell’Interno: “Basta parole a sproposito. Inaccettabile dire che il ministro dell’Interno possa danneggiare indagini e compromettere arresti. Qualcuno farebbe meglio a pensare prima di aprire bocca. Se il procuratore capo a Torino è stanco, si ritiri dal lavoro: a Spataro auguro un futuro serenissimo da pensionato”. Poi va su Facebook e in diretta attacca tutti, dicendo di aver ricevuto “almeno cento minacce di morte”. Se la prende con chi ora criticare lui e Di Maio, chiama a raccolta la piazza dell’odio, cerca di rassicurare il mondo produttivo in rivolta contro la manovra.

Durissime le critiche dell’opposizione. Emanuele Fiano non le manda a dire: “L’ultima cosa al mondo che deve fare un Ministro dell’Interno è danneggiare un inchiesta in corso, comunicando a tutto il mondo, per nutrire il proprio narcisismo, i risultati parziali di un’attività investigativa in corso, che altri stanno facendo, non lui. Salvini lo ha fatto”. Nicola Zingaretti ricorda che “mettere alla berlina” le osservazioni dei magistrati è gravissimo. Poi è il turno di David Ermini, vicepresidente del Csm: “L’impegno da grande e leale servitore dello Stato non può essere messo in discussione da toni prezzanti. Il lavoro rischioso che la magistratura porta avanti ogni giorno non deve essere utilizzato per scopi di propaganda”.

 

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