Il buio oltre il Def

Focus

Non tornano i conti, e danno la colpa all’UE, ma la Nota di aggiornamento al Def non è ancora pronta e stamane si è in attesa di un nuovo vertice di governo

Sul destino degli italiani si gioca al buio. Su risparmi, mutui, piccoli e grandi investimenti, su salari e prestiti, sulle imprese familiari così come sulle grandi aziende, insomma sulla vita reale degli italiani il governo gioca una guerra tutta sua con l’Unione Europea, col risultato che gli unici a perdere sono i cittadini italiani.
In attesa di un nuovo vertice del governo Conte, previsto stamane, ancora non c’è chiarezza sui numeri del Def: dopo le critiche dei ministri finanziari dell’Eurogruppo al ministro Tria, l’obbiettivo del governo gialloverde è quello di mantenere, nella Nota di aggiornamento al Def, il tasso di deficit al 2,4%, ma è chiaro che difendere un livello di aumento del debito così alto (addirittura il triplo dello 0,8% annunciato dal governo Gentiloni) nonn è sostenibile, non tanto per far piacere a Juncker o a Moscovici, quanto per non far crollare il Paese.

Quella del 2,4% è una sorta di linea del Piave per Di Maio e Salvini, perché abbassando la percentuale che indica il rapporto fra deficit e Pil (cioè riducendo l’indebitamento), è chiaro che la montagna di promesse elettorali costruita prima del marzo e poi strombazzate ogni giorno, cadrebbe impietosamente come un castello di carte. Sulla soluzione che il governo legastellato si inventerà, ci sono più ipotesi. Probabilmente, al di là della rigidità e degli slogan anti-europei che lanceranno Salvini, Di Maio e ministri al seguito, il governo Conte dovrà apportare qualche modifica, ad esempio prevedendo un tasso di deficit più basso del 2,4% negli anni 2020 (2,2%) e 2021 (2%), oltre alla clausola di salvaguardia sulla spesa, peraltro già ipotizzata dal titolare dell’Economia. Non è un caso che poco fa, nella trasmissione Rai Agorà, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, leghista, abbia evasivamente dichiarato che per quest’anno il rapporto deficit-Pil sarà al 2,4%, mentre per l’anno prossimo ci “stanno lavorando”.

Sta di fatto che riducendo il debito, per forza di cose, se vorrà mantenere qualcuna di quelle promesse elettorali (dal reddito di cittadinanza alla Fornero), il governo Lega- 5 Stelle dovrà tagliare da qualche parte e al tempo stesso dovrà sperare in una crescita. Se in casa non ci sono abbastanza soldi, che puoi fare? Riduci le spese e cerchi di far crescere le entrate. Il problema è che nella Nota di aggiornato al Def – che, non dimentichiamolo, è lo strumento basilare di programmazione economica per il nostro paese – ancora non c’è nulla. Non tornano i conti, potremmo dire, e i tecnici del ministero stanno lavorando, sulla base delle indicazioni politiche, per farli tornare, per allineare le tabelle, per dare un senso a un teorema tutto ideologico che ben poco guarda alla vita reale del Paese.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli