Il buio oltre la May

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Voto decisivo sull’accordo raggiunto tra Londra e Bruxelles. Un altro no potrebbe rappresentare il capolinea politico della premier conservatrice

Londra, Westminster. Nel Parlamento più antico del mondo si sta consumando una giornata storica. Theresa May, con il filo di voce che le è rimasto e un aspetto che tradisce la fatica fisica e morale di queste ultime settimane, chiede ai “suoi” deputati di darle fiducia, di votare l’accordo bis raggiunto il giorno prima con Jean-Claude Juncker a Strasburgo. Ma trova un muro di diffidenza. Brexiteers e unionisti nordirlandesi fanno sapere che voteranno contro. Ci si mette anche l’attorney general del governo britannico, Geoffrey Cox, che sottolinea come “le intese raggiunte da Theresa May con i vertici Ue lascino invariati i rischi legali di una durata indefinita del meccanismo del backstop sul confine irlandese”.

Il nodo di Belfast. Ecco lo scoglio che sembra rendere la soft Brexit un miraggio. Sono più di due anni, ormai, che la diplomazia britannica e quella europea stanno affrontando queste rebus senza trovare una soluzione. Ritornare al confine fisico tra Ulster e Eire farebbe ripiombare l’isola nell’incubo della guerra civile. Continuare a consentire il libero passaggio di merci e persone lungo l’unica frontiera terrestre tra Regno Unito ed Unione Europea, d’altra parte, renderebbe inevitabilmente la separazione sempre parziale. Da questo rompicapo non sembra possibile uscire.

E il rischio, ora, è il salto nel buio. Da una parte Theresa May, per cercare di convincere i conservatori, sventola il rischio di rimanere “imprigionati”, dall’altra Bruxelles sostiene che il rischio di una hard Brexit sia dietro l’angolo. “Tenete le mani sul volante, guardate avanti e allacciatevi le cinture”, ha detto il vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen. Il termine ultimo è il 29 marzo, data fissata per l’uscita. Il no deal è sempre più vicino, soprattutto se, come ha detto la stessa May a Westminster, “l’Ue non concederà alcun rinvio per arrivare ad un altro accordo”. L’unica cosa certa è che i tempi stringono e il consenso attorno al primo ministro si fa sempre più fragile.

Anche le flebili speranze di poter contare sull’appoggio in extermis dei laburisti sono definitivamente svanite. Il leader dell’opposizione britannica Jeremy Corbyn ha bocciato ‘in toto’ il nuovo piano di uscita dall’Ue. “May – ha detto – non ha ottenuto un solo cambiamento all’accordo di uscita e non è cambiata una singola parola”, rispetto alla prima versione dell’intesa, bocciata in Parlamento a Westminster a metà gennaio. “Questo governo ha rinviato il voto, ha tenuto in ostaggio il Parlamento e poi è tornato di nuovo in Parlamento con lo stesso accordo. Siamo di nuovo in un gioco di fumo e specchi”.

C’è da dire che la stessa May, in un passaggio parlamentare, ha ribadito il suo “no” ad un secondo referendum, opzione su cui, invece, il Labour aveva aperto nelle scorse settimane, dopo mesi di tentennamenti. “Un referendum c’è stato, era stato indicato all’elettorato come definitivo e ripeterlo significherebbe aprire le porte magari a un terzo referendum e così via. Non vi sono evidenze che il popolo britannico abbia cambiato idea rispetto al 2016”.

Quindi cosa succederà, tecnicamente, in caso di un secondo “no” all’accordo? Difficile a dirsi. Senza un rinvio dell’uscita oltre il 29 marzo, la speranza di Londra è che, prima della scadenza, Bruxelles possa fare un’apertura dell’ultimo minuto che possa sbloccare la situazione. Ma sono in molti a ritenere che difficilmente Theresa May passerà indenne un’ulteriore bocciatura.

Il deputato Charles Walker, membro del Comitato 1922 – che riunisce i deputati Tory eletti senza incarichi governativi e a cui spetta il coordinamento interno dei parlamentari conservatori – ha detto alla Bbc che i suoi colleghi intenzionati a bocciare l’accordo May dovranno farlo tenendo presente che questo “accelererà elezioni anticipate”. A suo dire, la premier dovrebbe indire una nuova consultazione popolare, in caso oggi perdesse per la seconda volta il voto di ratifica dell’intesa con la Ue: “Deve ottenere un nuovo mandato per il bene del Paese, non possiamo continuare a provare a governare in questo modo”. E sui social è già partita la corsa ad individuare la data per il ritorno al voto: 25 aprile o 2 maggio le date più vicine.

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