Consip, le scuse tardive di Scafarto non bastano

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Fresco di nomina come assessore alla sicurezza e legalità nel comune di Castellammare di Stabia torna a parlare del caso politico che ha investito la famiglia Renzi

“Su Consip errori non voluti, chiedo scusa ai Renzi”. Alla fine arrivano delle scuse da parte di Gianpaolo Scafarto, maggiore dei carabinieri che ha indagato sul caso Consip, finito sotto inchiesta a Roma per falso e rivelazione del segreto d’ufficio e depistaggio. Ma la gravità della questione non può essere archiviata così facilmente. Per questo l’intervista al maggiore dei carabinieri ha alzato un polverone. Scafarto, per quegli ‘errori’ sembra aver ricevuto addirittura una premio: da pochi giorni è infatti diventato assessore alla Sicurezza e alla legalità del Comune di Castellammare di Stabia. E’ stato chiamato per dare il suo contributo in una nuova giunta guidata da un sindaco di Forza Italia anche se il neo assessore si affretta a giustificarsi: “E’ solo una caso la provenienza politica”.

Una nomina che non poteva passare inosservata, tanto che lo stesso Matteo Renzi in un videomessaggio su Facebook aveva detto ironicamente: “Il principale accusatore della mia famiglia ora fa l’assessore con Forza Italia, a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina”.

Eppure Scafarto si difende: “Non sono né imputato né condannato (è indagato la procura di Roma gli contesta la falsificazione di brani dell’informativa chiave dell’indagine Consip, ndr.), diversamente avrei fatto altre valutazioni, ma so di essere innocente. Nella mia decisione di accettare l’incarico ha pesato, inoltre, il provvedimento del Riesame, confermato dalla Cassazione (l’annullamento della misura interdittiva richiesta dalla procura, ndr), che dice che nella mia condotta non c’è dolo e parla di errore involontario”. “Se si legge l’ordinanza del Riesame ho commesso solo degli errori e, trattandosi di una informativa complessa scritta in 19 giorni, forse ne ho fatti anche pochi”. Ma assicura: “Non ho velleità politiche e non ho mai portato avanti un’indagine per scopi politici”.

Il procuratore capo Giuseppe Pignatone e i pm titolari dell’indagine sono convinti invece che le “violazioni e il travisamento dei fatti” messi in atto nel corso dell’attività di indagine avessero uno scopo bene preciso: arrivare a “incastrare Tiziano Renzi”. Un obiettivo preciso, un chiodo fisso che lo hanno portato a mettere in atto  vere e proprie azioni dolose mirate a “moltiplicare gli indizi” nei confronti del papà dell’ex premier, già indagato per traffico di influenze.

Ma basta chiudere scusa per una vicenda che ha monopolizzato i media per mesi e ha indirizzato l’opinione pubblica tutto a sfavore di una forza politica?

<<<Sul caso Consip e le responsabilità di Scafarto leggi anche qui>>>

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