Calenda contro Embraco: “Con questa gentaglia non tratto più”

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Nei giorni scorsi il ministro aveva chiesto alla società di ritirare i licenziamenti e trasformarli in cassa integrazione, in modo da ridurre almeno in parte i costi

“L’azienda ha risposto negativamente alle nostre proposte. Ci troviamo di fronte, probabilmente, al peggior caso di una multinazionale che dimostra totale irresponsabilità nei confronti di lavoratori e totale mancanza di rispetto nei confronti del governo. Ne prendiamo atto e agiremo conseguentemente, nel frattempo attiviamo urgentemente un lavoro con Invitalia per cercare di trovare un percorso di reindustrializzazione. Adesso i tempi saranno molto più brevi perché abbiamo poco più di un mese per chiudere tutto quanto”. Così il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, commenta il rifiuto da parte di Embraco di ritirare la procedura di licenziamento dei dipendenti dello stabilimento piemontese.

“Adesso non ricevo più questa gentaglia, perché onestamente ne ho avuto fin sopra i capelli di loro e dei loro consulenti del lavoro italiani che sono qua“, aggiunge. “Per me vale solo la pena notare che non si comprende questo atteggiamento perché la differenza da quello che hanno proposto loro e quello che diciamo noi – sottolinea – è non materiale se non fosse che la cassa integrazione ci consente di fare un percorso di reindustrializzazione in continuità. Quindi è molto importante anche perché ci sono imprenditori interessati e mi sento di poter dire che si conferma un atteggiamento di totale irresponsabilità dell’azienda, per altro le motivazioni che danno dimostrano una mancanza di attenzione al valore delle persone e alla responsabilità sociale dell’impresa che raramente mi è capitato di riscontrare”, conclude il ministro.

Che cosa è Embraco?

Embraco in Italia gestisce uno stabilimento a Riva di Chieri, un comune della città metropolitana di Torino che, dallo scorso autunno, rischia la chiusura. A novembre la società aveva infatti annunciato una riduzione della produzione nello stabilimento, un’azione che sembrava indicare la volontà di ridurre in maniera permanente il numero di operai impiegati per poi spostare gran parte della produzione in Slovacchia. A gennaio i timori degli operai si sono rivelati fondati: Embraco ha deciso di spostare la produzione in Slovacchia e quasi 500 operai hanno ricevuto una lettera che annunciava il licenziamento collettivo.

Embraco e il ministero dello Sviluppo Economico sono in trattativa da settimane per decidere la sorte di 497 dei 537 dipendenti della società, che fa parte della Whirlpool. E ora il futuro si fa più incerto.

Nei giorni scorsi Calenda aveva chiesto alla società di ritirare i licenziamenti e trasformarli in cassa integrazione, in modo da ridurre almeno in parte i costi. Se Embraco non avesse accettato la proposta di cassa integrazione, aveva detto Calenda, il governo l’avrebbe considerata una “dichiarazione di guerra“, che purtroppo è arrivata.

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