Vi racconto la location del G7 in Canada

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La riunione del G7 si terrà in un posto che è l’ultimo al mondo a cui assoceremmo l’idea di scontri ma anche di politica e di potere

I G8, raduno delle 8 grandi potenze mondiali, poi diventati G7 con l’estromissione della Russia, hanno una caratteristica: si tengono in località amene e isolabili da possibili proteste. Nessuno ha dimenticato il disastro del G8 di Genova, quando perse la vita Carlo Giuliani: un appuntamento organizzato male e gestito peggio, tra piazze e carruggi non controllabili, il governo Berlusconi-Fini, che aveva per mesi soffiato sul fuoco, i black bloc liberi di circolare e le forze dell’ordine con “facce e scudi da opliti”, per citare una delle canzoni di Guccini più toccanti, dedicata proprio al giovane che perse la vita.

Da allora, tanta acqua è passata sotto i ponti, con altri due ritrovi italiani dei Grandi del mondo: uno a L’Aquila, scelta dopo il terremoto con la classica berlusconata dopo avere gettato al vento centinaia di milioni di euro per lavori nella sede precedentemente scelta (la Maddalena) e l’altro lo scorso anno a Taormina. Il G7 che inizia domani si tiene in Canada, nel piccolo villaggio de “La Malbaie”, al Fairmont Manoir Richelieu, un’hotel a 5 stelle ma senza lusso sfrenato, bello e non pacchiano, dal prezzo tutto sommato ancora abbordabile, specie considerando il cambio euro-dollaro canadese.

Un hotel imponente, costruito a fine Ottocento e ricostruito una trentina di anni dopo per colpa di un incendio, con camere che danno sul fiume San Lorenzo, così largo che sembra di essere al mare, in un posto che è l’ultimo al mondo a cui assoceremmo l’idea di scontri ma anche di politica e di potere. La strada più breve per arrivarci parte da Quebec City (Ville de Québec), e molti dei manifestanti si fermeranno proprio nella capitale del Quebec.

Chi arriverà fino a La Malbaie dovrà percorrere l’incantevole Autoroute 138, una lunghissima strada panoramica che corre a filo del fiume, con poche curve e tantissimi saliscendi, tante possibilità di incontrare lungo la strada famiglie di cervi e proseguendo sino a Saguenay qualche balena di passaggio. Poco prima di arrivare a La Malbaie, si attraverserà Baie-Saint-Paul, villaggio tradizionale con qualche ristorante, il classico supermercato fornito di tutto (IGA), una Chiesa e poco altro.

Tutti luoghi che trasmettono una grande sensazione di pace, ed in cui le parole “mazze”, “legni”, “ferri” e “bunker” richiamano solo i campi da golf, sparsi dovunque. La sicurezza a Quebec City, dove già da oggi ci sono i primi dimostranti, sarà garantita dalle Sûreté du Québec, a protezione in particolare del Parlamento (la città è la capitale del Quebec), e la National Assembly è nel cuore della città storica e turistica.

A tutti i residenti sono stati dati alcuni consigli, tutti piuttosto naif, per la verità: si va dal chiudere finestre e porte di casa ad attivare sistemi di allarme per chi decide di lasciare la città, al consiglio di non tenere bagagli o borse di sconosciuti. Misure ben più pesanti saranno prese per il Fairmont Richelieu, protetto da un recinto alto tre metri e costato 4 milioni di dollari, e la cui sicurezza sarà assicurata non dalle forze provinciali del Quebec ma dalla RCMP, la Royal Canadian Mounted Police.

La Malbaie, sonnolento villaggio di 9 mila anime a cui per tutto l’anno si uniscono turisti che cercano ritmi lenti, per passare la giornata tra buona cucina, pesca e golf, è da oggi “no flight zone” con l’ovvia eccezione degli elicotteri che trasporteranno i Capi di Stato e di Governo, ci sono checkpoint dovunque, lo stesso fiume è protetto dalle forze di sicurezza (si sa mai che i protestanti arrivino via acqua), una flotta di 300 automobili e bus a trasportare dentro e fuori la zona rossa tutti i partecipanti.

Speriamo che ne valga la pena, che i meeting non siano riti stanchi ma servano per riallacciare relazioni oggi complicatissime, tra muri e dazi, e che il nostro Presidente del Consiglio, debuttante in un consesso internazionale, non dimentichi a casa gli appunti.

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