Il cantiere aperto del Pd

Focus

Il campo largo democratico e progressista è di nuovo in pista. Dire che ci siamo significa dire che siamo in grado di ricominciare. Nessun tono trionfalistico, solo la constatazione di una possibilità

Le elezioni europee e le amministrative ci dicono alcune cose: il partito democratico, con la lista unitaria, e con un sistema di alleanze locali fondate sulla dimensione civica, ha invertito la tendenza.

Il campo largo democratico e progressista è di nuovo in pista. Dire che ci siamo significa dire che siamo in grado di ricominciare. Nessun tono trionfalistico, solo la constatazione di una possibilità. Ricominciare dunque in un quadro mosso e difficile. Come estremamente difficile è il clima sociale del Paese, spazzato e confuso dalla propaganda nazional populista che di fatto tiene in ostaggio le sorti nazionali per puro calcolo di partito. Come dimostra la roulette russa che il governo ha messo in scena sulla procedura d’infrazione. Se dovesse andare male, andrà male per il Paese, per gli italiani costretti a mettere le mani nel proprio portafoglio per la superficialità e la sciatteria del duo Di Maio Salvini. Circa 3/9 miliardi da reperire dal bilancio ordinario e il blocco dei finanziamenti europei. Una tragedia per la fragile economia nazionale.

Nonostante la scarsa credibilità internazionale del governo e l’isolamento in cui hanno cacciato il Paese il nostro cammino per tornare ad essere credibili e dunque competitivi agli occhi degli italiani è ancora lungo. Ma questo è il tempo per aprire, qui ed ora, il cantiere dell’alternativa di governo.

Gli italiani possono tornare a guardare al centro sinistra se saremo in grado di dimostrare che abbiamo capito gli errori, che siamo pronti a metterci in gioco con programmi chiari, capaci di parlare al disagio, alle difficoltà, alle nuove e vecchie povertà, al sistema d’impresa, a chi vive di lavoro, a chi necessita di servizi pubblici essenziali degni di questo nome. Dovremmo seguire l’esempio del Psoe, con parole semplici e forti, come ad esempio quelle sul salario minimo intercategoriale, sono riusciti a ribaltare i pronostici e vincere le elezioni.

Un cantiere che appunto deve tenere insieme due necessità, la rigenerazione del nuovo Partito Democratico e la cura delle relazioni esterne con mondi, esperienze, competenze, progetti locali che possono diventare l’architrave di una coalizione unitaria e plurale.

Senza il Partito democratico non si va da nessuna parte, è di fatto l’unico soggetto politico progressista in grado di accumulare consensi sulla propria proposta contendendo il campo alla Vandea. Ma il partito democratico non basta, non è sufficiente per la realizzazione di una impresa così ambiziosa.

Bisogna aprire porte e finestre, far entrare aria nuova, accettare il confronto con culture politiche diverse, da quelle più liberali fino alle forze del civismo di sinistra, dell’attivismo territoriale, dell’ambientalismo, dell’europeismo più convinto, del femminismo che si è reso protagonista di un nuovo movimento per l’autodeterminazione delle donne contro una idea patriarcale della società e della famiglia. Con l’obiettivo dichiarato di portare tutte queste istanze a ragionare sul tema della rappresentanza.

Questa è stata in fondo la sfida di Piazza Grande, non solo la mozione congressuale di Nicola Zingaretti, ma qualcosa di più, una idea del mondo e della ricostruzione del campo democratico mettendo in discussione approcci e perimetri dell’idea stessa di forma partito. Su questo dobbiamo lavorare, su come si può organizzare la politica contemporanea, non solo tra gli addetti ai lavori, suscitando passioni e interessi tendenzialmente di massa.

Questa la sfida, la capacità di attrare intorno al Pd blocchi sociali, culture politiche, il volontariato, l’ecologismo, il mondo dell’attivismo social; ma anche la volontà di interrogarsi sulle modificazione del mondo del lavoro e della produzione materiale e immateriale senza nostalgie di stampo novecentesco.

La sinistra esiste se in grado di innovare, di vivere nel presente l’approccio costante alla ricerca della giustizia sociale e al sistema delle opportunità. Per tutti, non solo per i più bravi o per le elité per lascito ereditario.

Il populismo si batte con il popolo e il popolo si può mettere in cammino insieme a noi se si riavvia il motore l’ascensore sociale e la voglia di tornare a guardare con fiducia al mondo e al futuro.

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