Lotta alla corruzione, l’impegno di Cantone e il nulla del governo

Focus

Al di là di proclami e slogan roboanti il dato di fatto è che questo governo ha praticato quotidianamente una azione di indebolimento della lotta contro corruzione e criminalità

Non abbiamo letto il congedo di Raffaele Cantone dall’Anac come una resa. Le parole con le quali ha motivato la sua decisione di lasciare l’Autorità Anticorruzione rappresentano – al contrario e al tempo stesso – una denuncia e un impegno. Denuncia, inequivocabile, di un mutato clima nei confronti della lotta alla corruzione.

E qui non si può fraintedere: se il clima è mutato, è anche perché il tema della lotta alla corruzione ( se vogliamo della “questione morale” ) è stato accantonato da questo governo e da questa maggioranza. Al di là di proclami e slogan roboanti (“spazzacorrotti”, sic.) il dato di fatto è che questo governo ha praticato quotidianamente una azione di indebolimento della lotta contro corruzione e criminalità.

La legislatura precedente era stata – senza proclami – una legislatura feconda. Il lavoro congiunto dei governi a guida centrosinistra ( in particolare Renzi e Gentiloni con Ministro Orlando alla Giustizia ) e del Parlamento avevano prodotto
norme ed atti legislativi di rilievo.

Ne ricordiamo solo alcuni: ripenalizazione del falso in bilancio, Whistelblowing e segnalazione di reati, reati contro l’ambiente, nuovo codice antimafia e riforma beni confiscati, autoriclaggio…..nascita e potenziamento della stessa Anac, nuovo codice degli appalti. Riforme perfette? Certamente no, ma che davano il segno di un clima politico e civile, nel quale il rispetto delle regole, della legalità non erano optional. Questo anno di governo Lega-5 Stelle ha offerto segnali opposti.

Sul piano legislativo, con una riforma della prescrizione che rischia di allungare a tempi biblici il perseguimento di reati contro la
pubblica amministrazione. Con ammiccamenti ai condoni. Con attacchi e delegittimazione di magistrati che indagavano su uomini, partiti di Governo e reati, da quelli legati ai 49 milioni della Lega al caso Siri e via dicendo. Fino alle oscure ( ma chiare nella sostanza ) vicende dell’Hotel Metropol di Mosca.

E fino ai ripetuti segnali di “sopportazione” che ambienti e uomini di Governo  hanno manifestato verso Anac e il suo Presidente… Sì, il clima è cambiato, e Cantone lo denuncia apertamente. Altro che resa, dunque. Ma nelle sue parole si è letto anche un impegno, quando si dice che “è giusto rientrare in ruolo in un momento così difficile per la magistratura” . 

Lo aveva manifestato, di fatto, ad inizio anno quando aveva deciso di presentare domanda per la guida di Procure, ma oggi, all’indomani della gravissima vicenda dei traffici di nomine negli Uffici Giudiziari che ha investito la Magistratura, il suo correntismo esasperato, colpendo lo stesso CSM, il gesto di Cantone assume un significato più rilevante.

E’ necessario – per chi a cuore davvero i principi costituzionali della separazione dei poteri – che la magistratura italiana recuperi
credibilità, sviluppando quegli anticorpi di cui ha parlato il Presidente Mattarella. E’ interesse del Paese. Superando con fatti
l’autodiscredito per tornare alla valorizzazione di un autogoverno trasparente e anche autoriformatore. In questo senso leggiamo le parole di Raffaele Cantone.

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