Chi non aiuta i servitori dello Stato

Focus

Se davvero il Governo e la maggioranza avessero voluto combattere la corruzione l’Avvocato del Popolo Conte non avrebbe in qualche modo attaccato Cantone

Cantone chi? Non ci sarebbe da meravigliarsi se fosse stata questa la risposta del Ministro del Cinismo Salvini davanti alla decisione di Raffaele Cantone di tornare a svolgere il ruolo di Procuratore, lasciando quindi, in caso di nomina a Torre Annunziata, Perugia o Frosinone (le sedi opzionate nella domanda) il ruolo di Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.
Del resto una domanda analoga – “Saviano chi”? – lo stesso Salvini aveva rivolto a qualche consapevole o inconsapevole amico di camorristi che durante un comizio gli urlava di togliere la scorta a Roberto Saviano.

Sì, perché il punto è questo: il Governo in carica non vuole risolvere i problemi. Non vuole, nella
fattispecie, combattere davvero la corruzione.

Bastano gli slogan. “Spazzacorrotti”! ( o “Abolita la povertà”! o “Decreto dignità”! e via imbonendo). Se davvero il Governo e la maggioranza avessero voluto combattere la corruzione l’Avvocato del Popolo Conte non avrebbe in qualche modo attaccato Cantone e l’Anac nel suo discorso di replica alla Camera per la fiducia al suo Governo. Se questo Governo facesse sul serio, avrebbe dato subito un segnale opposto. E magari, in questi mesi, non avrebbe approvato una riforma della prescrizione che rischia di allungare in tempi biblici i procedimenti legati ai reati contro la Pubblica Amministrazione e alla corruzione. Se si volesse colpire il malaffare, non si sarebbe innalzata la soglia entro la quale scatta l’obbligo di gare, di procedure di evidenza pubblica per assegnare lavori pubblici da parte delle pubbliche amministrazioni (Tra l’altro tutti ricordiamo proprio le riserve di Raffaele Cantone su questo punto). Se Governo e maggioranza avessero voluto dare segnali di contrasto alla criminalità organizzata non avrebbero allargato la possibilità di cedere a privati beni confiscati alle mafie, con il rischio di far tornare le mafie stesse in possesso degli stessi beni, attraverso prestanome o società di comodo. Se questo Governo facesse sul serio, non ci sarebbe un Ministro dell’Interno che attacca un giorno sì e l’altro pure i magistrati che indagano (sia sui 49 milioni sottratti dalla Lega sia sui comportamenti disumani tenuti da Salvini le persone disperate della Diciotti o della Sea Watch, indagini e giudizi da cui vuole scappare).

E se facesse sul serio ci sarebbe – ma non c’è – un Ministro Guardasigilli che davanti a queste violazioni dell’ umanità, della Costituzione difenderebbe l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura. Si potrebbe continuare con esempi di quotidiana violazione di regole e di correttezza democratica. E’ in questo quadro che matura la scelta di Raffaele Cantone di presentare domanda per tornare a fare il Procuratore e quindi, se verrà accettata, di lasciare l’Anac. Non c’è un clima – nel Governo, nella maggioranza – che spinge e motiva coraggiosi servitori dello Stato. Quel clima che c’era con i governi guidati e sorretti dal Pd e dal centrosinistra, che l’Anac la istituirono e scegliendo di farla guidare da un magistrato cui si devono i colpi più duri assestati al clan dei Casalesi. In qualsiasi ruolo si svolgerà in futuro il suo lavoro, sappiamo che l’impegno di Cantone sarà sempre quello di magistrato di valore in prima linea contro la corruzione e i poteri criminali. Ma questo non rende meno gravi le responsabilità di un Governo che ogni giorno manda invece segnali opposti a questo impegno.

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