Caos Brexit, tutti gli scenari possibili

Focus

No deal, hard Brexit, proroga, ritiro unilaterale, nuovo referendum, elezioni anticipate: tutte le ipotesi per uscire dalla tempesta perfetta

Il Parlamento inglese vota oggi sull’opzione no deal, dopo aver bocciato ieri anche all’ultimo tentativo della premier Theresa May di salvare, alla luce di alcune concessioni ottenute lunedì da Bruxelles, l’accordo negoziato con l’Ue che prevede che la Brexit scatti il 29 marzo.

Ecco i possibili scenari secondo l’Ispi, come riporta l’Agi in una nota.

Hard Brexit: è lo scenario del ‘no deal’ in cui il Regno Unito uscirebbe dall’Ue senza un accordo che stabilisca cosa succede dopo. Westminster vota oggi se perseguire l’opzione più drastica su Brexit. In questo scenario non ci sarebbe un periodo di transizione, né un ‘backstop’ che risolva la questione dell’Irlanda del Nord, aprendo così la strada a una possibile recrudescenza tra gli unionisti e i nazionalisti irlandesi. Dal 29 marzo Londra sarebbe anche fuori dal mercato unico. Si applicherebbero dunque le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) e tornerebbero i dazi e i controlli alla frontiera su molte merci, incluse quelle ad alta deperibilità, sia nel commercio con i 27 Paesi Ue che con tutti i Paesi extra-Ue con cui l’Ue ha siglato accordi commerciali.

Proroga: domani, giovedì 14 marzo, se come previsto non passasse il ‘no deal’, è previsto il voto di Westminster sulla richiesta di proroga a Bruxelles. In questo caso Londra utilizzerebbe quanto previsto dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona, ovvero che la scadenza dell’uscita di un Paese dall’Ue possa essere prorogata all’unanimità dai rimanenti Paesi membri. Punto dirimente sarà la questione del periodo coperto dalla proroga, durante il quale il Regno Unito rimarrebbe comunque un Paese membro dell’Unione europea. A rigor di logica non dovrebbe trattarsi di una breve proroga, ma il quadro è complicato dalle elezioni europee di maggio. Nel caso di una lunga proroga, Londra dovrebbe andare alle urne per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo, a meno che Bruxelles non trovi un qualche escamotage giuridico per il quale Londra sia ‘esentata’ dall’eleggere i suoi rappresentanti durante il periodo di proroga.

Ritiro unilaterale: il governo britannico potrebbe ritirare la notifica di Brexit in maniera unilaterale in qualsiasi momento prima dell’uscita prevista per il 29 marzo, annullando di fatto la Brexit. Si tratterebbe di una decisione politicamente molto sensibile per Londra, perché equivarrebbe a sconfessare il risultato del referendum del 2016. In questo scenario, Theresa May non vedrebbe la propria leadership rimessa in discussione dai suoi stessi compagni di partito, perché le regole interne ai Tories stabiliscono che occorrono almeno 12 mesi prima che si possa muovere una nuova mozione di sfiducia alla premier, dopo quella da lei superata lo scorso 16 gennaio. Ma il suo governo potrebbe comunque cadere e la stessa May potrebbe decidere di dimettersi autonomamente.

Nell’ipotesi di ritiro da Brexit e di elezioni anticipate potrebbe farsi concretamente strada l’idea di un nuovo referendum, su cui i laburisti di Corbyn sembrano oggi più possibilisti che in passato. In campo conservatore, si riaprirebbe la disputa sulla leadership, nella quale potrebbe prevalere Boris Johnson, un convinto sostenitore della hard Brexit. Secondo recenti sondaggi le spaccature all’interno dei tories non hanno rafforzato a sufficienza il Labour e i due partiti potrebbero trovarsi testa a testa. Ciò darebbe luogo a un ‘Parlamento appeso’, in cui né i conservatori, né i laburisti disporrebbero da soli di una chiara maggioranza. Una situazione di incertezza politica che renderebbe il percorso di Brexit ancora più complesso.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli