Caos Tav, l’analisi costi-benefici “è una farsa”. Governo allo sbando

Focus

Per il commissario della Torino-Lione il risultato dell’analisi costi-benefici “è una truffa”. M5s esulta, Lega chiede referendum. Il Pd insorge: “E’ una vergogna”

Un terremoto in piena regola. Che rischia di trascinare il Paese nelle sabbie mobili della “decrescita felice” e il governo nel burrone. Le conseguenze dell’analisi costi-benefici sulla Tav, presentati in esclusiva sul Fatto Quotidiano, “l’house organ del Movimento 5 Stelle”, per dirla come la direbbe Raffaella Paita, capogruppo Pd in commissione Trasporti, rischiano di essere devastanti. Sostanzialmente, come era facile prevedere vista la composizione della squadra dei sei “esperti”, l’analisi sostiene che i costi superano i benefici per quasi 8 miliardi di euro.

“Una truffa”, secondo il Commissario Straordinario per l’Asse Ferroviario Torino-Lione, Paolo Foietta. Che non risparmia accuse pesanti: “Un’analisi realizzata per far quadrare i conti in base a quello che vuole il padrone. I costi – afferma – sono ampiamente gonfiati, mentre c’è una enorme sottovalutazione dei benefici ambientali e sociali”. Parole che hanno fatto infuriare il capo della commissione che ha condotto l’analisi, Marco Ponti, che, molto elegantemente (sic.) ha risposto che “Foietta è nervoso perché perde lo stipendio, c’è da capirlo”.

Al di là della tracotante arroganza, sarebbe da chiedere a Ponti (e magari anche agli ex ambientalisti a Cinque Stelle) come mai nel calcolo dei costi vengono inserite anche le accise perse per il calo di rifornimento (e consumo) di petrolio, oltre che le mancate entrate derivanti dai pedaggi autostradali. Proprio per questo, il deputato del Pd Ubaldo Pagano giudica l’analisi “una farsa, una vergogna. Il beneficio sarebbe avere più inquinamento? Chi ha messo per iscritto una presa in giro del genere dovrebbe dimettersi, e anche chi ha scelto una commissione palesemente faziosa. Toninelli se avesse un briciolo di dignità rassegnerebbe le sue dimissioni”.

A far discutere, infatti, è la composizione della commissione che, per cinque componenti su sei, era decisamente sbilanciata su posizioni No Tav. Tanto che Pierluigi Coppola, l’unico “esperto neutrale” come ha sottolineato Davide Gariglio, non partecipato alla stesura del documento. Un fatto che ha indotto Raffaella Paita a chiedere immediatamente un’audizione urgente in Commissione. “Perché non ha partecipato alla stesura del documento sulla Tav? Cosa contesta? Il professor Coppola deve essere audito in Commissione il prima possibile, per capire come e con quali criteri sia stata svolta un’analisi costi benefici che, da quel che si capisce, fa acqua da tutte le parti. A meno che – conclude Paita – il metodo seguito non sia stato in realtà quello dei costi e pregiudizi”.

Amaro il commento del presidente della Regione Sergio Chiamparino: “L’analisi non è in grado di definire i benefici, ma solo i costi. Ora è chiaro chi mette il Piemonte in un angolo. Si delinea uno scenario che rischia di penalizzare pesantemente l’economia, lo sviluppo e la condizione ambientale delle nostre regioni. Ora il governo decida, anche se temo continuerà a fare solo campagna elettorale”.

Chi sicuramente sta utilizzando questo passaggio per fare campagna elettorale, dopo la batosta presa in Abruzzo, è il Movimento 5 Stelle, che ora afferma con certezza che l’opera “non si farà più”. In casa Lega, crescono i tormenti, forse anche per quanto affermato da Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, che ha quantificato in “50mila” i posti di lavoro che andrebbero in fumo con la bocciatura della Tav. E mentre Salvini continua a tacere, parla il capogruppo alla Camera Riccado Molinari: “Pensare di non realizzare l’opera non è un’ipotesi percorribile. A mio avviso prima di mandare tutto a monte bisogna riflettere bene e soprattutto, nel caso in cui non si trovi un accordo, l’ultima parola deve essere data ai cittadini“.

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