Caporalato, la nostra legge funziona

Focus

La dignità dei lavoratori non si garantisce né con slogan e dichiarazioni roboanti né con spettacolini sui balconi ma con un lavoro rigoroso e con la schiena dritta

I tre arresti venerdì scorso nel tarantino, e poche ore prima i sette a Mantova come quelli di qualche giorno fa in Toscana e nel casertano, i tantissimi in questi mesi, dimostrano una cosa sola: la Legge contro il caporalato e il lavoro nero da noi voluta funziona benissimo e sta dando i risultati attesi.  

Per questo non serve istituire Tavoli duplicato. Gli organismi necessari sono già previsti e nella norma sono già indicate tutte le azioni positive che bisogna attivare perché si rompa la catena dello sfruttamento che alimenta i ghetti. Ci vogliono meno titoli sui giornali e molta più determinazione. Invece questo è un Governo che la guerra la fa solo sui titoli dei giornali e sui balconi. Nel chiuso delle stanze fa i condoni. La verità è che per chi governa il tornaconto elettorale conta molto di più della legalità e della vita umana. 

Proprio nei giorni scorsi dopo le operazioni di polizia nel ragusano, ho chiesto ai Ministri Di Maio, Centinaio e Lezzi di spiegare in Parlamento intanto se sono a conoscenza di queste operazioni da parte di Forze dell’Ordine e Magistratura e poi se stanno lavorando per sostenere le azioni di prevenzione previste e la Rete del lavoro agricolo di qualità compreso il riallineamento contributivo, per monitorare l’andamento dei Tavoli territoriali e soprattutto la programmazione e realizzazione dei Piani per l’accoglienza dei lavoratori agricoli stagionali e delle reti di trasporto pubblico-privato.

Fin dal suo avvio, infatti, invece di sostenere una norma di civiltà che ormai è considerata best practice dovunque e non solo in Europa, come dimostra per l’ennesima volta la recentissima discussione sulle agromafie nella sede del Parlamento europeo, il Governo ha inviato segnali più che equivoci e ambigui, affermando di volerla rivedere senza spiegare né come né perché. 

La dignità dei lavoratori non si garantisce né con slogan e dichiarazioni roboanti né con spettacolini sui balconi ma con un lavoro rigoroso e con la schiena dritta. Per questo è necessario difendere quella norma, attuarla compiutamente, lavorare perché la rete agricola del lavoro di qualità innervi di sé tutti i territori coinvolgendo tutti gli attori economici della filiera. E’ necessario un lavoro minuzioso e capillare, dalle reti di trasporto pubblico-privato agli accordi di filiera.  

Oltretutto, e si è dimostrato proprio qualche settimana fa, con il provvedimento di “controllo giudiziario”, un unicum nel panorama italiano, la Legge con la nomina dell’amministratore giudiziale garantisce continuità aziendale e del lavoro, impedendo però che si reiterino le situazioni di sfruttamento lavorativo e ponendo le condizioni per regolarizzare le posizioni dei lavoratori sfruttati garantendo i livelli occupazionali.

Se consideriamo quanto previsto nel decreto sicurezza che amplia la possibilità di vendere ai privati i beni confiscati alle mafie, indebolendo e svuotando una misura strategica di contrasto alle mafie come paventato da centinaia e centinaia di osservatori e associazioni nazionali e territoriali seriamente impegnate in questa direzione, sorge il più che legittimo dubbio che a dare fastidio sia proprio il fatto che la Legge funziona e funziona bene”.

Vedi anche

Altri articoli