Il caporalato si può combattere se lo Stato c’è

Focus

Attendiamo che venga convocato con urgenza un tavolo interministeriale per poter fare il punto sull’attuazione della legge e intervenire dove necessario: serve una rete di servizi pubblici per garantire sicurezza

Sedici morti in poco più di quarantott’ore. Sulle strade della Puglia sedici vite strappate in due diversi incidenti. Diversi ma perfettamente identici. Un furgoncino stracarico di braccianti che si scontra con un tir. Vittime di questa strage – chiamiamola con il nome proprio – sono lavoratori agricoli di origine nordafricana, impiegati nella raccolta dei pomodori.

È una storia tragica che parla di sfruttamento, di caporalato, di maglie dei controlli dello Stato troppo larghe, di attenzione per la legalità e di rispetto dei diritti dei lavoratori, qualunque sia il colore della loro pelle, troppo bassa.

Governo e maggioranza hanno atteso che i morti divenissero sedici per trovare la parola. Dopo l’incidente di sabato in cui erano morti quattro uomini, nessuna dichiarazione e nessun post su Facebook, verrebbe da dire. Una assenza gravissima. E allarmante, se si pensa che solo qualche tempo fa, sia il ministro dell’Interno che il suo collega dell’Agricoltura avevano preannunciato l’intenzione di modificare la legge contro il caporalato in quanto “complicava” la vita delle aziende.

Poi, dopo l’ennesima tragedia che – non bisogna smettere mai di ricordarlo – evidenzia l’attualità dello sfruttamento del lavoro di migliaia di uomini e donne nei campi e l’esistenza di un “mercato parallelo” che interessa il trasporto sui luoghi e, perfino, la somministrazione di cibo e di acqua a danno dei lavoratori, il presidente del Consiglio e i ministri vari si sono risvegliati.

E hanno smentito quello che era stato detto in precedenza, affermando che, no, la legge contro il caporalato non va cancellata, che servono più controlli, che garantiranno i diritti di quei lavoratori, italiani o immigrati che siano. Sono parole che accogliamo positivamente. Nella speranza che non siano pronunciamenti dettati dall’intenzione di venire incontro all’emozione generata nel Paese da questa strage, senza una reale volontà di metterli in pratica. Noi vigileremo.

Vigileremo anche perché questo governo, fino ad ora, ha brillato per il perseguimento di politiche securitarie ai danni degli immigrati: si è preferito, per esempio, stanziare diversi milioni e impiegare decine di agenti per inseguire i venditori ambulanti sulle spiagge, invece di preoccuparsi di far sì che le sezioni territoriali in cui è articolata la rete agricola di qualità siano in grado, come prevede la legge, di organizzare il trasporto dei lavoratori fino al luogo di lavoro, anche mediante la stipula di convenzioni con gli enti locali.

La legge sul caporalato Martina-Orlando approvata la scorsa legislatura è stata una battaglia di civiltà, che sta dando, per unanime opinione di magistrati e forze dell’ordine, i risultati sperati.

Occorre certamente realizzare compiutamente il percorso immaginato che non è solo di carattere repressivo, ma configura, appunto, una rete di servizi garantita dallo Stato, la cui presenza sul territorio risulta necessaria perché il lavoro nei campi si esplichi in sicurezza.

Garantire il rispetto dei diritti di chi lavora, combattere la criminalità che fa dello sfruttamento dei lavoratori nei campi il business peggiore, perché riguarda esseri umani, assicurare agli imprenditori onesti di poter svolgere la propria attività senza subire minacce, rappresentano non solo i cardini di uno Stato democratico ma l’unità di misura di civiltà di un Paese e della sua comunità.

Attendiamo che venga convocato con urgenza un tavolo interministeriale, come richiesto dalle organizzazioni sindacali e dal segretario del Pd Maurizio Martina, per poter fare il punto sull’attuazione della legge ed intervenire dove necessario.

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