Cara Raggi, il vento non sta cambiando

Focus

Pesanti accuse sulla possibile corruzione. E il M5s entra nell’occhio del ciclone

Gli arresti e le indagini sulla costruzione del nuovo stadio di Roma rappresentano per la Capitale e suoi cittadini un fatto inquietante. Bisogna evitare polemiche da cortile e conclusioni giustizialiste ricordando sempre che siamo solo agli inizi di una vicenda giudiziaria e che per ora non ci sono colpevoli, non solo dal punto di vista penale ma neppure politico.

E quindi ha fatto bene Virginia Raggi a limitarsi a dire che “se qualcuno ha sbagliato pagherà”. Una frase “d’attesa” che non giudica né assolve ma che forse tradisce una certa apprensione.

Quello che si può dire è che ci sarebbe veramente da preoccuparsi se la cosiddetta Terza Repubblica si rivelasse gemella della Prima, se lo spettro di una Tangentopoli 2.0 – dalla quale secondo le accuse nessuno si salverebbe – dovesse palesarsi nell’epoca del cambiamento gialloverde (ci perdoni la Lega se la infiliamo in questo discorso ma anch’essa è nel mirino per la vicenda dei fondi spariti), e se dunque il coro one-stà one-stà si dovesse infine rivelare paradossale all’ombra del presunto scandalo.

Presunto, certo, va sottolineato. Ma le quasi 300 pagine dell’ordinanza raccontano di soldi in contanti, fatture per operazioni inesistenti, assunzioni di amici e parenti e consulenze, tante consulenze. Un classico sistema corruttivo, ben oliato, scientifico, al cui centro sarebbe il costruttore dello nuovo stadio, Luca Parnasi, ora in carcere con altre otto persone fra le quali un pezzo forte della nomenklatura grillina, Luca Lanzarone, e altri politici, dal forzista Adriano Palozzi al dem Michele Civita. Indagato poi risulta il capogruppo M5s al Comune di Roma Paolo Ferrara che avrebbe ottenuto  da Parnasi un progetto per il restyling del lungomare di Ostia.

Un nuovo terremoto, dunque, rischia di far crollare le mura della politica romana. Mura già ampiamente lesionate da ricorrenti, decennali, episodi di corruzione e malversazione; e più di recente insozzate dal mondo di Carminati, dei clan mafiosi di Ostia e di Latina. La calda Roma di questi giorni trasuda ancora le tossine di una politica che pare non riesca a raddrizzare la schiena: e c’è da concludere amaramente che no, il vento non sta cambiando, a quanto pare.

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