Carabiniere ucciso: i funerali, tra commozione vera e mestatori d’odio

Focus

L’Italia commossa partecipa al lutto per la morte del vice brigadiere, mentre Salvini continua la sconcertante campagna di strumentalizzazione del dolore.

L’assassinio del carabiniere Mario Cerciello Rega continua a tenere banco su tutti gli organi di informazione, italiani ed esteri, per ragioni che non sono soltanto quelle della ricostruzione dell’accaduto.

Dal piano della cronaca, la vicenda si è allargata al piano politico, a causa del tentativo, partito dal ministro dell’Interno Salvini, di strumentalizzarla per la sua solita campagna anti-immigrati.

Come in ogni vicenda che coinvolge emotivamente l’opinione pubblica, si sono anche moltiplicati gli articoli, i post, i servizi su “ciò che non torna”: in realtà, da sabato l’Arma dei Carabinieri, proprio per evitare ipotesi che sfioravano il complottismo, ha reso noti diversi particolari che hanno chiarito o stanno chiarendo l’accaduto.

Oggi i funerali del vice brigadiere

Le esequie funebri si terranno oggi, alle 12, a Somma Vesuviana. Ai funerali parteciperanno anche, in rappresentanza della segreteria nazionale Pd, la senatrice Roberta Pinotti, responsabile politiche per la sicurezza; Nicola Oddati, responsabile Mezzogiorno Pd, la senatrice Valeria Valente, il deputato Raffaele Topo e l’eurodeputato Franco Roberti.

I commercianti hanno esposto decine di bandiere dell’Italia per rendere omaggio al proprio concittadino, mentre il sindaco del paese ha disposto il lutto cittadino.

Per onorare la memoria del vicebrigadiere, oggi tutte le trasmissioni della Rai osserveranno un minuto di silenzio alle 11.30.

Ieri una folla di cittadini, migliaia di persone, con tante presenze di carabinieri, poliziotti e militari delle varie forze, si è radunata in piazza del Monte di Pietà per dare l’ultimo saluto al vice brigadiere. Intorno alle 15:30 è arrivata la moglie del carabiniere ucciso, che ha accompagnato il feretro accarezzando più volte la bara del marito.

Le polemiche: la foto del giovane bendato

Ha fatto il giro del mondo l’immagine del 19enne Natale Hjorth Gabriel Cristian bendato e ammanettato durante l’interrogatorio in caserma. E’ finita anche in apertura del sito della Cnn, dove viene definita “scioccante”.

Il militare autore del gesto si è giustificato dicendo che il foulard sarebbe stato sugli occhi “per quattro, cinque minuti al massimo“, per evitare che l’americano vedesse altri atti dell’inchiesta.

Pochi o tanti che siano i minuti, “quanto è successo è molto grave“, ha sottolineato lo stesso comandante dell’Arma dei Carabinieri, generale Giovanni Nistri, che ha specificato di aver avviato “subito avviato inchiesta interna per individuare i responsabili e sanzionare i responsabili, informandone l’autorità giudiziaria per ogni valutazione sugli eventuali aspetti penali”.

L’indagine interna dell’Arma ha già permesso di individuare chi ha bendato il giovane e il responsabile sarà trasferito ad un reparto non operativo. In ogni caso, lo stesso procuratore generale di Roma presso la Corte d’Appello Giovanni Salvi ha chiarito che “le modalità con le quali è stato condotto l’interrogatorio consentono di escludere ogni forma di costrizione in quella sede“.

Gli indagati – ha aggiunto – sono stati presentati all’interrogatorio liberi nella persona, senza bende o manette“. Inoltre, “all’interrogatorio è stato presente un difensore” ed “è stato condotto da due magistrati, è stato registrato e ne è stato redatto verbale integrale“.

Chi ha spiegato bene i termini della vicenda, sottraendoli alla propaganda salviniana, è il magistrato Giancarlo Caselli, intervenuto questa mattina ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus.

Afferma Caselli: “Che il Carabiniere ucciso sia la vittima principale è fuori discussione. Tra la gravità dell’omicidio e la foto del criminale bendato passa la stessa differenza tra l’Everest e il cavalcavia, ma sono entrambi fatti scorretti. La tutela della persona privata della libertà personale è un principio costituzionale, ma anche di civiltà e buonsenso, perché con questa foto si sono aperte delle fenditure. Può essere un boomerang contro l’inchiesta, contro il nostro sistema giudiziario, contro l’Arma dei Carabinieri che adesso si vede offesa da questa fotografia, e addirittura un’offesa al Carabiniere morto“.

La tigre feroce che cavalca Salvini

Il problema è l’atteggiamento del ministro dell’Interno Salvini che, sin dal primo momento ha cavalcato la tigre più pericolosa, quella della xenofobia (i due inesistenti nordafricani che avrebbero commesso il delitto), e poi della richiesta di pene straordinarie (e immediatamente si sono levate le voci della ‘pancia’ italiana a favore della pena di morte).

Tra Salvini e Pd è scontro a muso duro. Se il bendaggio dell’americano è per tutti da condannare, non lo è per Salvini. Roberta Pinotti segnala lo sbalorditivo comportamento di colui che dovrebbe servire il Paese seguendo la Costituzione: “È con profondo sconcerto – scrive su Facebook Pinotti – che guardo la foto rilanciata da questo tweet del Ministro dell’Interno. È una vergogna per l’Italia e la sua storia. Noi siamo la Patria di Cesare Beccaria, che con ‘Dei delitti e delle pene’ dà impostazione fondamentale alla civiltà giuridica sulla detenzione dell’Europa liberale. Ma la propaganda dell’odio, su cui il Ministro ha basato e espanso il suo consenso, non può fermarsi. E allora ogni occasione è buona per strumentalizzare. Ricordo al Ministro Salvini che è stato lo stesso Comandante Generale dell’Arma a condannare l’accaduto, ordinando un’indagine interna e l’allontanamento da ruoli operativi di chi ha bendato l’accusato“.

Salvini non si illuda di distrarci con le sue foto provocatorie – dice il segretario Pd Nicola ZingarettiPer ora sappiamo che suoi collaboratori, probabilmente pagati con i soldi dei cittadini, sono a capo di una centrale dell’odio e del disordine sui social. Per un ministro che dovrebbe garantire l’ordine pubblico non è male. Salvini gli italiani ti aspettano“.

Generatori d’odio

Ma non basta. Tra chi ha diffuso notizie false, “tese ad alimentare odio razziale“, dopo l’omicidio del vice brigadiere dei Carabinieri, ci sarebbe anche “un componente dello staff del ministro Matteo Salvini al Viminale“. A denunciarlo è il deputato del Partito democratico, Carmelo Miceli, componente della commissione Giustizia della Camera.

Si tratta di una persona, scrive Miceli, “pagata con i soldi dei contribuenti, da anni collaboratore del leader della Lega quindi di sua diretta fiducia. I suoi messaggi che parlano di nordafricani girano sui social. Il presidente del Consiglio, Conte, intervenga subito per allontanare il signor Daniele Bertana dal ministero dell’Interno e dica quali iniziative intenda prendere per impedire a Salvini di continuare ad alimentare odio sociale, a maggior ragione da ministro dell’Interno e con le strutture del ministero dell’Interno“.

Anziché gridare ‘al lupo, al lupo’ – afferma il deputato dem Gianfranco Librandicontro gli immigrati e fare inutili passerelle di sindacati e parti sociali al Viminale, Salvini farebbe bene a occuparsi del rinnovo contrattuale delle forze di polizia, ormai atteso da mesi. Così si rispetta la memoria del carabiniere Cerciello Rega e si onora il lavoro straordinario delle nostre forze dell’ordine“.

Che il clima sia pericolosamente pesante, lo testimonia anche l’incredibile comportamento della deputata di Fratelli d’Italia Maria Teresa Baldini: pensando che i responsabili fossero migranti extracomunitari, ha accusato Matteo Renzi di essere il responsabile morale della morte del carabiniere Mario Cerciello.
A lei risponde in una nota il parlamentare dem Ettore Rosato, coordinatore nazionale dei Comitati civici: “In meno di ventiquattr’ore più di 10 mila persone hanno sottoscritto la petizione lanciata dai comitati civici per ottenere le dimissioni” della Baldini.

Una rivolta pacifica – ha aggiunto Rosato – per chiedere che chi ricopre cariche pubbliche abbia senso delle misura quando coinvolge avversari politici. Un’accusa infame che strumentalizza una vicenda drammatica. Chi rappresenta i cittadini deve farlo con disciplina e onestà, anche intellettuale: lo dice la Costituzione“.

Le indagini sull’omicidio

La mattanza si è consumata con ben 11 coltellate inferte da con un coltello a baionetta sul corpo del vice brigadiere: lo rivela l’autopsia effettuata sabato all’istituto di medicina legale dell’Università La Sapienza di Roma.

Non quindi otto colpi, come sembrava in un primo momento, ma undici, poiché l’esame autoptico ha individuato altri tre fendenti. Il giovane milite è deceduto a causa della emorragia.

Il coltello a baionetta

Come sappiamo, l’arma del delitto è stata rinvenuta dagli inquirenti durante la perquisizione della camera 109 dell’albergo Le Meridien Visconti, un quattro stelle collocato in un’ottima posizione del centro storico della Capitale.

L’arma è stata portata dagli Usa da Lee che, probabilmente, ha imbarcato il coltello nella valigia che ha poi fatto stivare nell’aereo alla partenza da San Francisco. Rimane da chiedersi perché mai si sia portato dagli Stati Uniti un coltello del genere e per farci cosa.

I pubblici ministeri che hanno firmato il provvedimento di fermo per i due americani descrivono il coltello “certamente idoneo a cagionare grave offesa“, aggiungendo che “l’arma, per le sue dimensioni, non poteva non essere vista dal Natale” che, invece, sostiene di non saperne nulla.

Il pusher

Intanto, uno dei punti controversi (perché mai un pusher dovrebbe chiamare il 112?) è stato chiarito. Chi ha allertato il 112 non è stato lo spacciatore, ma un’altra persona, Sergio B. (l’uomo con il borsello), che aveva indicato ai due ragazzi il pusher dal quale poter acquistare droga.

Nella notte tra il 25 e il 26 luglio, i due americani chiedono a Sergio B. dove trovare droga. Ottengono l’indicazione richiesta ma, dopo aver acquistato la ‘merce’, si accorgono che il pusher ha rifilato loro aspirina al posto della cocaina.

A quel punto, i due americani tornano indietro, cercano lo spacciatore; non trovandolo, pensano di rivalersi su Sergio B. e gli strappano il borsello.

Intanto, le forze dell’ordine hanno individuato lo spacciatore: è un italiano e sarà denunciato per spaccio di sostanze stupefacenti.

Le telefonate al 112

Dunque, è Sergio B. – e non il pusher – che, dopo aver subito il furto, allerta il 112.
Negli audio delle telefonate al 112 che sono stati diffusi si sente la sua voce: “Chiamo i ragazzi sul mio telefono ma mi chiedono i soldi e io dentro ho i documenti, il codice fiscale…“.

L’uomo racconta ai carabinieri di aver provato “a inseguirli con la bicicletta“, ma che “loro sono fuggiti a piedi“. Chiede ai carabinieri di intervenire e i militari lo rassicurano che arriveranno subito. C’è anche un’altra telefonata che parte dal 112 verso Sergio B., nella quale sono i carabinieri a chiedere conferma delle informazioni ricevute poco prima: “Hanno chiesto dei soldi in cambio, ma queste persone sono lì con lei?“, chiedono i militi del 112 e la risposta dell’uomo è “No, sono scappate“.

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