Cari intellettuali, ora non ci sono più scuse

Focus

L’appello di Saviano a battersi contro quello che accadendo in Italia è giustissimo. Ma ora non ci sono più scuse, per nessuno

Stiamo assistendo a una imprevista, e dunque tanto più importante, mobilitazione degli intellettuali. Intellettuali nell’accezione larghissima che giustamente ha dato a questa parola così cruciale nella vicenda della sinistra, Roberto Saviano, il più sensibile di tutti loro.

L’appello dello scrittore napoletano a battersi contro quello che sta accadendo in Italia è giustissimo non solo per il tono di protesta civile e politica che egli eleva ma soprattutto per l’invito a fare ciascuno quello che può e che deve nel proprio ambito, giorno per giorno, momento per momento. Una gigantesca mobilitazione “molecolare”, avrebbe detto Gramsci, simile a una incoercibile corrente del mare.

Benissimo. Dunque organizzatevi, cari scrittori, sceneggiatori, registi, attori, musicisti, architetti, e quant’altro. Scrivete opuscoli – come dice quel personaggio di Cechov -, fondate riviste, fate convegni e riunioni (sì, sono un po’ pallose a volte), andate nelle scuole e nelle periferie, parlate con i volontari, gli studenti, gli operai. Girate l’Italia, dedicatele canzoni e dipinti,, inventate progetti innovativi, costruite ambiti di socialità, reclamate buon governo dai vostri sindaci, fate un giro nei luoghi del dolore e scriveteci sopra saggi e articoli e romanzi e magari poesie.

Non avete bisogno di nulla, per fare tutto questo. Non vi serve il Grande Partito di cui contraddittoriamente oggi lamentate l’assenza, proprio voi che (giustamente) da decenni avete distrutto il mito dell’intellettuale organico. E che purtroppo in questi anni – non tutti, chi più chi meno – avete alimentato populismi di ogni sorta e profuso a piene mani un olezzo qualunquistico e narcisista insieme a un’ostentaa iffidenza verso le politiche e le persone fisiche del centrosinistra di governo.

Come i comunisti tedeschi degli anni Venti avete eletto a nemico il riformismo (già così vulnerabile, così insufficiente di suo!) per risvegliarvi il 5 marzo madidi di sudore in un’Italia gialloverde dai tratti illiberali, come quelli agevolarono la resistibile ascesa dei neri. Evocavate Montanelli e vi ritrovate Toninelli, ha scritto qualcuno. Volti noti che hanno sparato la qualunque dagli schermi tv oggi piagnucolano: dov’è la sinistra? Già, e cosa avete fatto voi per impedire che accadesse tutto questo? Non siete stati capaci nemmeno di fare un girotondo! A chi ha dileggiato – dileggio, disprezzo, sono cose diverse dalla critica – in ogni modo il Pd con il risultato di beccarsi Salvini verrebbe voglia di dire: ben vi sta. Ma è una tentazione che va respinta. Siamo tutti sulla stessa barca. Ben venga dunque Saviano e la sua rara forza morale, ben vengala scelta di scendere dalle vostre torri eburnee e di allontanare da voi prosecco e salatini per rifondare un pensiero alternativo in vista di un necessario e non più procrastinabile big bang della sinistra europea.

A ciascuno dunque la sua dose di autocritica. Ma ora non ci sono più scuse, non è più il caso di tenere le braccia conserte e guardare il panorama.

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