Cari pentaleghisti, non sottovalutate Conte

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Conte sta tentando di uscire dall’ombra dei suoi vice

Il poliziotto buono e quello cattivo. Uno dice, l’altro disfa. Uno apre, l’altro chiude. Il gioco delle parti del governo gialloverde questa volta si concentra sul destino dei migranti che il presidente del Consiglio sarebbe pronto ad accogliere in Italia malgrado la ferma contrarietà del suo vice premier e ministro dell’Interno.

Il premier nei giorni scorsi aveva annunciato di voler aprire i porti alle navi Ong Sea Watch e Sea Eye, anche se solo parzialmente: “Ne prenderemo 15 su 49, e prenderemo anche i mariti perché non siamo gente che smembra le famiglie: daremo un segnale all’Europa, ma dopo che tutti avranno rispettato le regole”. Ma la fuga in avanti di Conte è stata stoppata dal vicepremier Salvini, che ha risposto: “I porti sono e restano chiusi“.

Ieri il premier è tornato alla carica, sfidando apertamente il ministro dell’Interno. Intervenuto a Porta a Porta, Conte ha detto: “Se non li faremo sbarcare, li andrò a prendere con l’aereo e li riporterò”. Immediata la replica di Salvini su Facebook: “Un cedimento oggi da parte di chiunque significherebbe riaprire le porte al traffico di essere umani gestito dai mafiosi e dagli scafisti. Non cambierò mai idea. Chi vuole salvare vite deve bloccare gli scafisti. Chi vuole aiutare l’Africa a diventare uno splendido continente da cui non scappare ma fermarsi a vivere e lavorare: deve bloccare gli scafisti e delle navi non non rispettano le regole e battono bandiere straniere. Questo non avverrà mai con il consenso mio e degli italiani”.

Conte insomma c’è. E sta battendo un colpo forte e chiaro. Nonostante l’imbarazzo per il caso Carige. 

Ieri infatti 25 senatori del Partito Democratico hanno presentato un’interrogazione urgente alla presidenza del Consiglio per fare luce su Carige e sul presunto conflitto d’interessi del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in relazione alla sua amicizia con Guido Alpa, che oltre ad essere il professore che ha promosso Conte è stato anche nel consiglio di amministrazione di Banca Carige.

Era già successo che Conte uscisse dall’ombra dei suoi vice. L’aveva già fatto durante la lunga trattativa con la Commissione Europea sulla legge di bilancio. Con Di Maio e Salvini fermi al 2,4% di deficit sul Pil.

Anche le proteste sul Decreto Sicurezza, che hanno visto il coinvolgimento in prima linea di sindaci e Regioni schierate contro Salvini, non sembrano impensierire il presidente del Consiglio: “Nei prossimi giorni ci sarà un incontro con l’Anci su decreto. Se ci sono problemi applicativi si possono verificare. Ma ad esempio l’assistenza sanitaria viene garantita dal decreto. E’ giusto il confronto con le comunità locali. Io credo che sia un segnale di forza e non debolezza confrontarsi anche sulle modalità applicative. Con Salvini, che è persona ragionevole, ci confronteremo ma al momento non vedo problemi”.

Insomma Conte sta facendo uno scatto in avanti per ritagliarsi un ruolo più centrale nel governo. Magari in vista delle prossime elezioni europee. Probabilmente con il placet di Grillo e Casaleggio. E forse, nella maggioranza segnata da giravolte e passi falsi, qualcuno dovrà cominciare a preoccuparsi.

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